“L’amore e basta”, il documentario che vorremmo in prima serata
Arcigay ha intervistato Stefano Consiglio, regista del documentario L’amore e basta, che racconta come vivono l’amore e gli affetti i gay e le lesbiche.
Come mai ha deciso, con L’amore e basta di dedicarsi a tematiche omosessuali?
L’idea del film me l’hanno data i bambini di Il futuro – Comizi infantili, il mio precedente film-documentario. Quando durante le riprese chiedevo loro se sapevano cos’era l’omosessualità, mi trovavo di fronte a delle risposte per me disarmanti, perché parlavano di amore e non di sesso. Eppure nella parola “omosessuale” la parola sesso è contenuta, come dire?, in maniera immediata! Questo mi ha fatto molto riflettere. E ho cominciato a chiedere, prima di tutto a me stesso, che cosa ne sapevo dell’amore tra due persone dello stesso sesso. E mi sono reso conto che spesso se ne ha un’idea quanto meno distratta. Insomma ci si trova di fronte a un pregiudizio, proprio in senso etimologico: un giudizio che viene anticipato. Cioè che viene prima della conoscenza.
Cosa racconta il film e come mai ha fatto una scelta documentaristica?
Il mio film racconta nove storie d’amore di coppie gay e lesbiche in giro per l’Italia e l’Europa (Francia, Spagna e Germania) attraverso la viva voce e i corpi (e aggiungerei anche “l’anima” se è vero come si dice che “gli occhi sono lo specchio dell’anima”, essendo questo un film pieno di sguardi amorosi) degli stessi protagonisti e protagoniste di quell’amore. Il perché della scelta documentaristica è dovuta a quanto detto nella risposta precedente: non potevo raccontare una storia di finzione non conoscendo io questi sentimenti. Ero obbligato a passare attraverso un percorso di conoscenza come quello che solo il cinema del reale (come sempre più spesso, e giustamente, viene oggi definito il cinema documentario) mi consentiva!
Che cosa l’ha sorpresa nel lavorare a fianco delle coppie di gay e lesbiche?
Il sentimento fortissimo che quella cosa preziosissima che chiamiamo “amore” va preservata con tutta la cura possibile.
Nel documentario ci sono anche famiglie omosessuali straniere. Ci sono differenze rilevabili tra le due?
La mia sensazione è che in Italia siamo sempre un po’ più indietro, ma a parte la Spagna (dove è possibile sposarsi e quindi dove i figli vengono riconosciuti come figli della coppia, punto e basta) anche negli altri paesi in cui sono stato c’è ancora molto lavoro da fare. Però vedo che a due anni e passa di distanza dal film negli altri paesi si continuano a fare dei passi avanti, mentre da noi è sempre tutto fermo… e dunque scivoliamo inesorabilmente sempre più indietro.
Come è stato recepito dalla critica il suo lavoro? E dal pubblico?
Non si deve chiedere all’oste com’è il vino… Detto questo rimando alle critiche positive uscite dopo che il film è stato presentato a Venezia. E per quanto riguarda il pubblico poi, voglio solo ricordare che ho accompagnato il film oltre che in tutta Italia anche in Francia, Belgio, Svezia e Corea del Sud… dove il film è stato proiettato con i sottotitoli in forma di ideogrammi! Comunque: direi che chi vuole potrà valutare il film in prima persona venendo l’8 maggio prossimo alle 18 alla Casa del Cinema di Roma dove verrà proiettato di nuovo in occasione della presentazione del DVD.
E’ un film che ci piacerebbe vedere in prima serata, ma sarà dura…
Mai dire mai…
Perché può far bene al paese riflettere su “L’amore e basta”?
Perché amare (e basta) e lavorare sono gli elementi fondamentali della salute mentale, come ci ha insegnato Sigmund Freud.







Bello ma irreale, retorico, per anime belle. Purtroppo noi gay e lesbiche sovente viviamo storie brevi, promiscuità, solitudine, malattia, alcol e sostanze .. E localacci impresentabili. Sarebbe bello, un giorno, leggere cose dure ma vere, sui nostri ambienti … Le scene da pride non mi incantano più. Fate un giro una mattina al Sacco, poi ne riparliamo. Ok? Rossana
I traguardi raggiunti con difficoltà dai gay, rischiano di essere vanificati dalla condiscendenza verso l’incoltura islamica oscurantista che troppi stanno tollerando in Europa. Solo un rifiuto netto di questa medioevale linea di pensiero, estranea alla cultura occidentale, può permettere un vero sviluppo dei diritti umani nel nostro mondo.
Mi avvicino a Rossana condividendo la realtà dei fatti, segnalando esiti disgustosi, non immaginabili all’alba del “movimento” di ciò che ormai è divenuto costume. Aggiungo che l’Amore spesso ha poco a che fare con quello che succede nella coppia gay, del tutto simile a quello che succede nella coppia etero. Come nelle coppie etero, l’ideale dell’Amore è ben vivo anche nei gay. Anzi, da molti l’omosessualità viene vissuta come la soluzione, la risposta purista di un amore che va oltre la sua espressione carnale obiettivamente inappropriata. Per questo la delusione dell’esperienza negativa è fortissima, e non risparmia chi ha sviluppato un ragionamento nella sua scelta gay di vivere il sociale. Secondo me, in qualità di gay non praticante, o di etero o come dir si voglia, tutto questo è la dimostrazione di un grossolano errore di fondo: Cattiva interpretazione del “vuoto affettivo” sociale. Quello che cerchiamo di sviluppare nel rapporto affettivo di coppia, altro non è che un’incapacità di sentire amore verso tutte le persone, verso gli altri, lo spirito di fratellanza vero, e il vuoto che ne consegue nel constatare che ciò avviene anche al contrario: Nessuno ci ama come persona. Un amore che questa società, più di quelle passate, ha rimosso dalla cultura morale, dalla coscienza. Siamo soli, e continuiamo a restarlo anche se abbiamo un partner. Questo accade normalmente anche nelle coppie etero, è vero. Nel rapporto gay però, ha un contraccolpo ancora maggiore, perchè la speranza di un amore insoddisfatto, viene ulteriormente mortificata da una scelta sessuale “zoppa” (che rinuncia alla procreazione naturale, nella sua manifesta inabilità “meccanica”)verso l’amore che fa divenire, che utilizza i figli dell’amore etero o ne prende “a noleggio” le dinamiche, per simulare l’identità di una famiglia dagli esiti non rilevabili nel breve. Solo questo, più di mille parole, avrebbe dovuto far capire molte cose…