Diritti e matrimonio

Si stima che l’omosessualità e la bisessualità riguardino milioni di persone in Italia. A questi cittadini, che vivono relazioni d’amore con persone del proprio sesso, l’Italia ha da sempre negato il diritto a una vita familiare riconosciuta e tutelata, discriminando in questo modo queste relazioni e ponendole socialmente e giuridicamente a un livello di minore tutela rispetto a quelle costituite da persone di sesso opposto.

 

La battaglia per la piena uguaglianza

Eppure è stato dimostrato che il riconoscimento dell’eguaglianza piena ha effetti positivi non solo per le persone gay, lesbiche e bisessuali, ma anche per l’intera collettività. Innanzitutto lancia un messaggio positivo di riconoscimento e accettazione culturale delle relazioni tra persone dello stesso sesso, consentendo anche alle giovani generazioni di gay, lesbiche e bisessuali (ma anche transessuali e intersessuali) di crescere più serenamente potendo finalmente immaginare un futuro di eguaglianza almeno sul piano legale. Ma c’è di più: uno studio fatto negli Stati Uniti dopo l’introduzione del matrimonio egualitario in Massachussets, pubblicato dall’American Journal of Public Health, [Hatzenbuehler e altri, 2012] ha dimostrato come l’introduzione di questo istituto abbia favorito il miglioramento del benessere delle persone omosessuali, con una riduzione del minority stress in termini di depressione e problematiche similari e una conseguente riduzione della spesa sanitaria.

 

La genitorialità gay e lesbica

Anche la contrarietà alla possibilità che le persone LGBTI possano essere genitori o adottare figli, esattamente come le persone eterosessuali, non ha fondamento scientifico: sono oltre 70 gli studi che dimostrano che non vi è alcuna differenza nello sviluppo di figli di coppie dello stesso sesso rispetto ai figli delle coppie eterosessuali [Manning e altri, 2014; si veda anche il link della Columbia Law School] e uno studio pubblicato nel 2015 dalla rivista scientifica Social Science Research dimostra come ormai il consenso degli studiosi in merito sia schiacciante [Adams e Light, 2015]. I pochi studi in controtendenza si contano sulle dita di una mano e sono stati fortemente criticati per la metodologia, tanto da essere considerati fondamentalmente fallaci [Cheng e Powell, 2015].

Per questi motivi, l’estensione del matrimonio civile a persone dello stesso sesso, il pieno riconoscimento della genitorialità gay e lesbica, e la possibilità di accedere ad una pluralità di forme di regolamentazione delle famiglie, sono per Arcigay obiettivi di lungo corso.

 

Dalle unioni civili al matrimonio egualitario

Il matrimonio egualitario, in particolare, è tra gli obiettivi prioritari nella battaglia dell’Associazione a favore della piena cittadinanza e uguaglianza delle persone LGBTI, sin dal Congresso dell’associazione del febbraio 2010, nonché uno degli obiettivi strategici per il futuro dell’associazione, essendo per altro previsto in moltissimi paesi al mondo [scarica qui la mappa].

Fino alla legge Cirinnà del 2016, recentemente introdotta anche grazie all’attività di advocacy di Arcigay, centinaia di migliaia di persone LGBTI italiane che costituiscono nuclei familiari (anche con figli) non avevano riconosciuto in alcun modo la propria relazione ed incorrevano quotidianamente in esclusioni e difficoltà.

Ad oggi, le unioni civili riconosciute dalla legge garantiscono alcuni diritti fondamentali alle coppie dello stesso sesso come il diritto alla cura e alle decisioni sulla salute in caso di incapacità, unione o separazione dei beni, reversibilità della pensione, eredità e possibilità di subentrare in contratti, congedo matrimoniale e assegni famigliari, diritto di assumere il cognome del partner e diversi altri. Purtroppo però non è previsto nessun diritto riguardo ai figli della coppia perché il legislatore non ha voluto riconoscere l’esistenza e la legittimità piena delle famiglie omosessuali che hanno figli. scarica qui il testo di legge ] Per questo motivo, e per  l’affermazione dell’uguaglianza di tutte le coppie costituite da un legame affettivo, siano esse formate da persone dello stesso sesso o di sesso diverso, e dei figli nati all’interno di queste coppie, l’accesso al matrimonio egualitario è un obiettivo irrinunciabile per il pieno riconoscimento civile e sociale delle persone LGBTI italiane.

 

Il nostro lungo cammino di battaglie verso il matrimonio egualitario

Dopo aver sostenuto con energia e organizzato partecipate manifestazioni di supporto per le proposte di legge sui Pacs del 2007 (poi definiti DICO), l’associazione ha poi inaugurato nel 2010 un lungo cammino verso il matrimonio egualitario, anche aderendo con convinzione alla battaglia giuridica del Comitato “Sì lo voglio” che ha portato la Corte Costituzionale ad esprimersi favorevolmente sul matrimonio gay e ad invitare il Parlamento a legiferare sulla questione. Durante le elezioni politiche del 2013 Arcigay ha per la prima volta inaugurato la campagna #temposcaduto di monitoraggio e pressione sui candidati e le candidate di tutti i partiti in campagna elettorale, chiedendo precisi impegni su 4 punti, e attribuendo un punteggio a ciascuno/a: tra questi impegni c’era la posizione positiva sul matrimonio egualitario e la genitorialità gay e lesbica. Campagna simile e ancor più articolata è stata invece fatta nel 2014 per le Europee, con #cominciatu, in cui ancora si è chiesto a tutti i candidati e candidate di dare il proprio sostegno alla battaglia sul matrimonio eguaitario e ad aderire alla piattaforma di ILGA Europe, l’associazione LGBTI europea che a sua volta chiedeva precisi impegni. Agli inizi del 2015 l’associazione ha cominciato, anche grazie alla collaborazione con Condividilove, ad impostare invece la campagna per il matrimonio egualitario, che sarebbe diventata poi la campagna #lostessosì – lo stesso amore gli stessi diritti, chiamando a raccolta diverse organizzazioni LGBTI e non: da lì nasce il simbolo del cuore rosso con l’uguale che ha caratterizzato tutti i mesi di lotta durante il dibattito sulle unioni civili e che caratterizzerà anche il proseguo della battaglia sul matrimonio egualitario: in questa chiave sono state fatte diverse azioni, come i flashmob nelle giornate di San Valentino e della Giornata Mondiale contro l’Omofobia nel 2015 e nel 2016, o durante i Pride del 2015, o all’interno della mobilizazione #svegliatitalia che ha portato in piazza 1 milione di cittadini in decine di città italiane il 23 gennaio 2016, o ancora l’azione al Festival Internazionale di Collisioni in luglio 2016.

 

Progetti:

 

Monitoraggio de* Candidat* e de* Elett*: campagne di monitoraggio e di pressione su* candidat* prima e su* elett*, sia online sia offline con la mobilitazione delle 60 associazioni locali di Arcigay, con l’obiettivo di: 1) rendere trasversale il lavoro di pressione su* candidat* ottenendo prese di posizione sia individuali sia di partito chiare e verificabili; 2) facilitare maggioranze LGBTI friendly trasversali in parlamento. Campagne di questo tipo sono state fatte nel 2012 per le politiche  (#temposcaduto) e nel 2014 per le europee (#cominciatu), inaugurando una modalità di azione fondata su 2 principi chiave che guidano ancora oggi l’azione di Arcigay in questo campo: la trasversalità tra tutti i partiti e la forte considerazione del ruolo individuale de* singol* parlamentar*; la necessità di verificare la corrispondenza tra quanto dichiarato in campagna elettorale e l’effettivo comportamento de* elett* in Parlamento. L’associazione, con dovute risorse prevede di rimettere in campo azioni di questo tipo in modo più strutturale e sistematico, possibilmente istituendo una piattaforma consultabile.

 

Equal Marriage in Italy (#lostessosì): campagna per il matrimonio egualitario. La campagna, iniziata nel 2015 grazie al supporto di Open Society Foundation, ha poi avuto uno sviluppo lento avendo intercettato subito nel 2016 tutto il dibattito parlamentare sulle unioni civili, dibattito che ha escluso categoricamente il matrimonio egualitario. In quella fase la campagna è servita a tenere alta l’aspettativa anche in merito al dibattito sulle unioni civili.

 

Riferimenti:

ISTAT, La popolazione omosessuale nella società italiana, Maggio 2012. (http://www.istat.it/it/archivio/62168)

Mark L. Hatzenbuehler, Conall O’Cleirigh, Chris Grasso, Kenneth Mayer, Steven Safren, and Judith Bradford, Effect of Same-Sex Marriage Laws on Health Care Use and Expenditures in Sexual Minority Men: A Quasi-Natural Experiment, American Journal of Public Health, February 2012, Vol. 102, N. 2, pp. 285-291. (http://ajph.aphapublications.org/doi/abs/10.2105/AJPH.2011.300382)

Wendy D. Manning, Marshal N. Fettro, Esther Lamidi, Child Well-Being in Same-Sex Parent Families: Review of Research Prepared for American Sociological Association Amicus Brief, Population Research and Policy Review, 2014, Vol. 33, N. 4, pp. 485-502.

Jimi Adams, Ryan Light, Scientific consensus, the law, and same sex parenting outcomes, Social Science Research, Vol. 53, September 2015, pp. 300-310.

Simon Cheng, Brian Powell, Measurement, methods, and divergent patterns: Reassessing the effects of same-sex parents, Social Science Research, Vol. 52, July 2015, pp. 615-626