Identità ed orgoglio

La promozione di processi atti a definire i valori identitari della comunità lesbica gay bisessuale transessuale ed intersessuale è una delle principali attività culturali e politiche in cui è impegnata Arcigay. Il processo di costruzione dell’ identità personale si fonde e si armonizza con il contesto storico e sociale in cui un individuo nasce e sviluppa. Nel corso dell’ultimo trentennio, per quanto molta strada debba ancora esser fatta per il raggiungimento della parità effettiva di tutte e tutti, il nostro paese ha lentamente ma progressivamente incluso la comunità LGBTI nel sistema dei diritti e delle tutele. Per questo possiamo dire che il percorso storico del movimento di liberazione della comunità LGBTI in Italia coincide con la storia di Arcigay e con i valori della lotta ad ogni forma di discriminazione, inclusa quella per orientamento sessuale ed identità di genere, dell’ inclusione sociale, della diffusione di una cultura di valorizzazione delle differenze, dell’antifascismo, della laicità e della promozione di una politica di tutela della salute e del benessere della comunità.

Il doppio binario dell’ identità personale e sociale si declina nella libertà di ogni persona ad autodeterminare i propri comportamenti e le proprie scelte affettive e sessuali, coerentemente con i propri valori e con la personale ricerca della felicità, nel contesto di uno stato di diritto che riconosca a tutte le cittadine ed a tutti i cittadini non solo la libertà di essere se stesse ma anche i presupposti di pari opportunità di accesso ai diritti fondamentali della persona.  

In tal senso le attività di Arcigay da un lato sono finalizzate all’intervento all’interno della comunità di riferimento come supporto a tutte e tutti coloro che, compiendo il proprio processo di definizione di sé, e di libera espressione della propria identità, potrebbero necessitare del supporto della comunità. Tale supporto diviene necessario soprattutto in riferimento ai contesti sociali e famigliari discriminanti, se non dichiaratamente omofobi, in cui ragazze e ragazzi, uomini e donne, ancora troppo frequentemente soffrono violenza e marginalizzazione.

Sull’altro versante le attività di Arcigay, attraverso l’attività dei propri circoli e dei propri attivisti lungo tutto il territorio nazionale,  hanno lo scopo di fornire alla società quel bagaglio minimo di conoscenze ed informazioni atte a promuovere una cultura di inclusione oltre la tolleranza, di equità oltre l’uguaglianza, rimuovendo stereotipi e pregiudizi. Tale processo viene implementato con il lavoro volontario di informazione, testimonianza, formazione e collaborazione con le principali agenzie formative ed educative dei territori, attraverso interventi specifici di promozione culturale, azione politica, sensibilizzazione sociale e monitoraggio del benessere e della tutela della comunità nelle singole città di riferimento.

DAL COMING OUT AL PRIDE

L’orgoglio di essere se stessi


Il
valore della visibilità è uno dei focus tematici e politici dell’ identità storica di Arcigay, principio ispiratore che il movimento per la libertà e l’autodeterminazione ha sempre considerato fondamentale nel processo di emancipazione personale e politica delle persone. Tale visibilità costituisce un percorso progressivo che comincia con il “coming out”, espressione anglosassone che allude alla possibilità di “venir fuori”, “uscire allo scoperto” con cui i primi attivisti e le prime attiviste sul finire degli anni ’60 rendevano visibile al mondo intero le proprie scelte sessuali ed affettive, coerentemente con la propria natura e la propria identità di genere, interrompendo con l’irruenza di tale gesto il “buio” e “l’oscurantismo” cui nei secoli precedenti era stata relegata la comunità LGBTI.

Arcigay promuove il coming out come strumento di emancipazione ed affermazione del se sia sul versante personale e privato che civile e politico. Nella convinzione che ogni dimensione fisica della persona contenga inevitabilmente una rilevanza politica, il coming out diviene un presupposto fondamentale nel processo di liberazione prima ed espressione della propria natura individuale e relazionale. Al coming out è dedicata la data dell’11 ottobre (coming out day), con cui dal 1988 la comunità LGBTI celebra l’importanza di questo momento di libera espressione anche attraverso le attiviste e gli attivisti e il loro lavoro volontario e gratuito sui territori. Con il contributo degli sportelli di accoglienza e di ascolto, delle professionalità dell’area socio psico-pedagogica di cui sono dotati numerosi comitati territoriali, le associazioni sono vicine a tutte e tutti coloro che stanno compiendo il proprio percorso di coming out ed alle loro famiglie. L’attività di advocacy a favore ed a sostegno della comunità si completa anche con il supporto legale che le associazioni nei territori offrono ai soci ed alle socie.

Il valore politico del coming out si concretizza anche nel costituire per ragazze e ragazzi, uomini e donne uno dei presupposti fondamentali per il raggiungimento di una condizione di benessere psico fisico e sociale ma anche per garantirne la tutela. Infatti violenze, discriminazioni, marginalizzazione e forme di bullismo omo-lesbo-trans-bifobico, sia scolastico che sociale o lavorativo sono più frequenti e più nascoste nei confronti di persone che non avendo completato, rispetto alla propria famiglia o al proprio gruppo sociale, il coming out tendono a non denunciare le violenze che si cronicizzano il più delle volte con esiti molto pericolosi per la incolumità della persona. In tali contesti di violenza quando non è direttamente minacciata l’integrità e l’incolumità fisica individuale, ne risultano comunque inevitabilmente e drammaticamente alterati l’equilibrio psicologico e personale. Questo microcosmo di sofferenza prende il nome di Minority stress o stress da minoranza e può essere contrastato con politiche ed attività socio culturali a sostegno del coming out, nonché interventi specifici in ambiti famigliari particolarmente critici e ad elevato rischio di violenza domestica e personale dove non sia sufficiente il sostegno e il coinvolgimento della società civile.

Se buio e silenzio erano stati la condanna storica dell’universo LGBTI, destinato alla rimozione e alla non pronunciabilità, dal momento che ciò che non può esser nominato non esiste, fino alla nascita di un Movimento politico e culturale a cavallo tra gli anni 60 e 70 in Nord America e sul finire degli anni ‘70 in Europa ed Italia, luci, colori suoni e musica ne divennero, invece le caratteristiche principali ed identitarie dopo il “coming out storico” dei movimenti per l’orgoglio gay, lesbico e transessuale. Su tali valori si fonda l’orgoglio della visibilità sociale della comunità LGBTI che celebra attraverso le proprie attività ed i propri segni identitari, come la bandiera arcobaleno, l’ingresso nella storia, nella storia civile con la rivendicazione di diritti e la rimozione delle discriminazioni, come la fine del buio della repressione. La metafora della luce, del colore e della gioia festosa sono per la comunità valori di portata storica dal momento che ricordano e testimoniano costantemente che è finita per sempre l’epoca in cui si viveva nascoste e nascosti, con la condanna al silenzio, al dolore ed alla invisibilità sociale. Attraverso la luce della presenza, occupando uno spazio fisico, con i rumori ed i suoni della festa e della “parata”, la comunità rivendica l’esistenza ed il diritto alla medesima, la propria ricerca della felicità secondo valori, natura ed inclinazioni che ognuno ed ognuna riconoscerà come propri in un rapporto fluido e dinamico con la propria identità. I colori hanno sconfitto definitivamente l’oscurità ed i suoni hanno fatto breccia nel silenzio, le voci, spesso grida, anche di rabbia in questo momento storico, rappresentano la continuità con il bisogno di farsi ascoltare dalla società civile e dalle Istituzioni nella propria legittima aspirazione alla  parità di tutte e tutti ed alla tutela di tutte e tutti.

Tale è il significato storico e politico di “Pride” come orgoglio e come manifestazione visibile e tangibile della presenza di persone lesbiche, gay, transessuali, transgender, bisessuali, intersessuali. Tale concetto rappresenta, altresì, la ricorrenza con cui la comunità celebra ogni anno la propria festa di liberazione ricordando i “Moti di Stonewall”del 28 giugno 1969 a New York, che per la prima volta videro la comunità LGBTI ribellarsi alle continue ed immotivate cariche violente della polizia presso il bar Stonewall Inn in Christopher Street. Nel corso di 30 anni di storia di Arcigay anche questa ricorrenza si è evoluta coerentemente con lo scenario politico di riferimento. Anche il concetto di “Gay Pride”, cioè di festa dell’orgoglio della visibilità lesbica gay e trans, negli ultimi anni, sulla scorta di stimoli provenienti dalla discussione politica e culturale interna al movimento, è evoluto in “human pride” o “everybody pride”, a sottolineare l’universalità con cui l’intera comunità nazionale può sentire l’appartenenza al movimento di liberazione delle identità e dei comportamenti affettivi e sessuali. E’ infatti nostra convinzione profonda che il Movimento per la liberazione, la tutela ed i diritti di un segmento della società, composto di persone sottoposte a discriminazione e marginalizzazione non  produca soltanto il miglioramento delle loro condizioni di vita, ma che sia il presupposto di una progresso in termini di umanità e civiltà della società intera. Questa è la ragione per cui contestualmente al contrasto alle forme specifiche di violenza o di discriminazione, come il bullismo omofobico o l’omofobia politica ed istituzionale, su cui Arcigay interviene con il proprio Know-how di tipo concettuale ed operativo, la nostra associazione è attiva nella elaborazione di saperi e pratiche che producano un effettivo cambiamento di natura socio-culturale finalizzato alla creazione di una società e di un nuovo agire politico per cui siano definitivamente superate tutte le forme di discriminazione, e siano attivate politiche efficaci di monitoraggio ed intervento affinché nessuna e nessuno più siano perseguitati per la propria natura.

il Primo Gay Pride si tenne in Italia il 28 giugno del 1981 a Palermo, nel 1994 fu celebrato il primo Gay Pride Nazionale a Roma e nel 2013 si è passati alla manifestazione dell’Onda Pride, ovvero una serie di eventi e parate dell’orgoglio e della visibilità LGBTI a carattere regionale o territoriale che hanno portato il Movimento e le relative rivendicazioni politiche anche in quei territori della penisola che non afferendo ai grandi centri urbani nazionali ne erano rimasti esclusi. Dal 2013 a oggi sono stati realizzati 56 Pride. Milioni di persone nel nostro paese  hanno sfilato mostrando con orgoglio i colori della liberazione e della fierezza della propria identità ed hanno testimoniato quanto siano urgenti ed inderogabili ormai per l’Italia le scelte politiche per tutelare la comunità esposta a discriminazione, garantirne i tutti diritti, in un’ ottica di effettiva parità tra tutte le cittadine e i cittadini e promuovere un sistema socio-culturale di Pari Opportunità per chi parte da una condizione di “minorità” non già personale o biologica ma culturale e politico-istituzionale.

 

Il  movimento LGBTI italiano, 40 anni di storia


Il recupero della
storia del Movimento LGBTI italiano è uno dei contributi che Arcigay offre al racconto e alla conservazione della storia civile e politica del nostro Paese. Il percorso storico sia in senso diacronico che sincronico che l’universo delle organizzazioni gay, lesbiche e transessuali hanno compiuto dagli anni ’70 alla costituzione dei grandi movimenti nazionali degli anni ‘80 diviene paradigmatico rispetto ad una società che, uscita dalla Ricostruzione post bellica, ha intrapreso il proprio cammino sulla strada della laicità, della liberazione dei corpi, della liberazione e della emancipazione della condizione femminile, della autodeterminazione dei comportamenti. Ancora troppo poco approfonditi dalla critica storica sono i rapporti concettuali ed ideologici esistenti tra movimenti femministi, studenteschi, operai e di liberazione omosessuale e transessuale a cavallo tra gli anni ’70 ed ’80 in Europa ed in Italia. Se i primi sono ancora studiati in modo parcellizzato e non ancora inquadrati entro un’ottica sistemica, per il Movimento LGBTI siamo ancora carenti di fonti documentarie adeguate alla ricostruzione puntuale di un processo determinante per la storia del nostro paese. A tale proposito le sedi di Arcigay sono autentici archivi storici in cui sono conservate le testimonianze delle attività politiche, culturali, editoriali di oltre 30 anni di storia del Movimento. Allo stesso tempo l’Associazione raccoglie e conserva con la propria attività di documentazione e di diffusione culturale la memoria storica di quelle e quei testimoni che hanno fondato il Movimento e che hanno vissuto dall’interno del processo storico il cambiamento della nostra nazione, dal punto di vista di chi, vivendo la propria condizione di minoranza marginalizzata entro un sistema in cui vige la supremazia della cultura e della politica della maggioranza, ne coglie le aberrazioni ma anche le potenzialità intrinseche in termini di civiltà, democrazia e progresso. La storia di Arcigay e dei Movimenti LGBTI è un pezzo determinante della storia del nostro Paese e come tale Arcigay ne fa tesoro e la capitalizza come bagaglio di conoscenze e competenze ma anche di “vision” entro cui inquadrare la lotta politica e l’azione culturale per cogliere nel modo migliore la sfida generazionale di “cambiare” questa società e questo paese indirizzandone intelligenze, sensibilità, prassi e valori verso un mondo in cui violenza e discriminazione siano il ricordo lontano di una superata preistoria della civiltà.   

 

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