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La storia di Marta: dall’omofobia in famiglia e sul lavoro ai “no-gender” a scuola

L’omo-bi-transfobia si manifesta da sempre, anche nel nostro Paese, come violenza palese o sotto forma di tanti piccoli e grandi fatti che avvengono in modo subdolo e costante nel quotidiano delle persone LGBTI, in famiglia, a scuola, sul lavoro, per la strada, e in molti altri contesti. Ma nell’ultimo anno l’omo-bi-transfobia ha assunto una forma organizzata nel cosiddetto movimento no-gender (o anti-gender).

Marta a 15 anni è stata cacciata di casa perché lesbica: i genitori, il cui padre allora era preside di scuola superiore, non accettavano la sua omosessualità. Ha rischiato di perdere un anno di scuola, ed è potuta rientrare a casa dopo un anno di “esilio” solo fingendo di non essere più lesbica e nascondendo la sua compagna per convincerli che fosse “guarita”. Accadeva 20 anni fa. Oggi Marta è una ragazza lesbica felicemente dichiarata. Due anni fa ha subito e denunciato azioni discriminatorie sul lavoro da parte di colleghi che mal sopportano il fatto che Marta non faccia mistero della sua omosessualità e  che sia un’attivista LGBTI. Infatti Marta ha deciso di mettersi in gioco per aiutare gli altri ed evitare che altre persone soffrano come ha sofferto lei: oggi è attivista del comitato locale Arcigay, e si occupa di educazione nelle scuole. Al contrario suo padre è direttamente coinvolto nel movimento cosiddetto “NO-GENDER” e opera, in quanto ex-preside di scuola superiore, affinché le scuole chiudano le porte alle attività educative contro l’omo-bi-transfobia e il bullismo omofobico: l’omofobia di 20 anni prima, quando Marta fu cacciata di casa, oggi ha trovato un suo spazio organizzato, politico, culturale e sociale nel movimento no-gender (o anti-gender), una galassia di gruppi e individui che contrasta attivamente ogni forma di inclusione e di apertura della società e delle istituzioni nei confronti delle persone LGBTI e che riporta alla ribalta visioni del mondo sessiste e omofobe che si pensavano ormai superate.

Mettiti in gioco anche tu: dona il tuo 5×1000

Anche tu puoi metterti in giocodare una mano a Marta e ad Arcigay per dare risposta a questa ondata omo-bi-transfobica organizzata. Puoi farlo anche solo donando, e senza spendere un centesimo : è infatti possibile chiedere allo Stato di donare il 5×1000 delle tue tasse ad Arcigay. Come? E’ sufficiente scrivere il codice fiscale dell’associazione

92017780377

nello spazio predisposto dell’apposita scheda allegata al modello 730, Unico o Cud. Non occorre indicare anche il nome dell’associazione. La scelta rimane quindi riservata.

Se vuoi contribuire al di là del 5×1000 puoi anche fare una o più donazioni tramite bonifico bancario o carta di credito, cliccando qui. 


DOMANDE RICORRENTI SUL 5×1000 (FAQ)

Cos’è il 5×1000?

E’ il 5 per 1000 dell’Ire (Imposta sul reddito, ex Irpef), cioè delle tasse che ciascun contribuente paga in base al proprio reddito personale. Se, ad esempio, tu paghi 1000 euro di Ire in un anno, il tuo 5×1000 è pari a 5 euro. Alcuni (es. liberi professionisti) pagano quest’imposta presentando la dichiarazione dei redditi, tramite i modelli 730 o Unico. Altri (es. i dipendenti) ricevono a casa la comunicazione, tramite modello Cud, dell’avvenuto pagamento sottratto in busta paga. Puoi indicare un’associazione alla quale lo Stato girerà il 5×1000 delle tasse che paghi.

Come faccio a donarlo ad Arcigay?

Arcigay è una delle associazioni cui è possibile donare il proprio 5×1000. Per farlo è sufficiente firmare e scrivere il codice fiscale di Arcigay, 92017780377, nel riquadro riservato alle associazioni (il primo in alto a sinistra) dell’apposita scheda. La scheda è allegata ai modelli 730, Unico o Cud. Se non ti viene consegnata, puoi richiederla al tuo datore di lavoro o al tuo ente pensionistico (Inps, ecc.). Se fai il 730 o l’Unico devi presentare la scheda compilata insieme al modello. Se invece non fai la dichiarazione dei redditi e ricevi il modello Cud, devi consegnarla in busta chiusa, entro il 1° agosto, in posta, in banca, o ad altro intermediario abilitato (commercialista, Caf, ecc.).

Ma ci rimetto dei soldi se lo dono?

No. Si tratta infatti del 5×1000 delle tasse che pagheresti comunque. Donarlo ti offre solo una libertà in più. Stabilire personalmente che fine debba fare questa piccola parte delle tue tasse. Se non esprimi alcuna preferenza sulla destinazione il tuo 5×1000 finisce nelle casse dello Stato insieme al resto.

Devo scrivere Arcigay sulla dichiarazione?

No. Il nome dell’associazione non deve essere scritto, né nella dichiarazione dei redditi né nel modello Cud. Bisogna invece scriverne il codice fiscale. Inserendo o facendo inserire dal tuo commercialista o da qualcun altro il codice fiscale 92017780377, il tuo 5×1000 andrà ad Arcigay. L’associazione non riceverà informazioni personali e relative al reddito dei donatori.

 

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