Milano, migliaia in corteo al Gay pride
fischi in Duomo "contro gli abusi della Chiesa"
Uno degli organizzatori, vestito da prete, ha elencato le presunte violenze a danno dei bambini
L'orgoglio gay è tornato a invadere le strade del centro di Milano per chiedere con forza il riconoscimento delle unioni civili tra omosessuali ma soprattutto per denunciare i recenti episodi di violenza a sfondo omofobo: l'ultimo a Padova.
"Ne abbiamo abbastanza", è la parola d'ordine del Pride milanese, prova generale del raduno nazionale programmato a Napoli il 26 giugno. Dietro lo slogan sullo striscione di testa hanno sfilato migliaia di gay, lesbiche, transessuali, dragqueen (seimila per la questura, 20mila per gli organizzatori), in una parata colorata e festosa.
"Siamo qui per dimostrare che non ci arrendiamo alla paura - ha affermato Marco Mori, presidente milanese dell'Arcigay - in una città dove la sicurezza è agitata come spauracchio per guadagnare voti, ma quando riguarda noi gay non è più una priorità".
La manifestazione, organizzata da tutte le sigle dell'attivismo omosessuale, è stata idelmente dedicato alle tante vittime di aggressioni omofobe, ultima in ordine di tempo quella a una coppia di Padova, città rappresentata a Milano dall'assessore comunale Alessandro Zan.
Oltre a chiedere con forza una legge che consideri l'omofobia un'aggravante nei reati contro la persona, il corteo omosessuale è stato l'occasione per rivendicare il diritto alle unioni civili e per riaccendere la polemica con il segretario di Stato della Santa Sede, Tarcisio Bertone, sulla sua equazione tra pedofilia e omosessualità. Davanti al Duomo di Milano, uno degli organizzatori mascherato da prete ha elencato numerosi casi di abusi sessuali sui bambini che hanno avuto per protagonisti uomini di Chiesa, tra i fischi fragorosi della comunità arcobaleno e decine di specchi rivolti contro la cattedrale.
Dopo il simbolo della Chiesa, anche quella della politica cittadina è diventato il bersaglio delle critiche dell'orgoglio gay: il municipio è stato salutato da una selva di fischi e improperi, tutti indirizzati al sindaco Letizia Moratti. "Quella di Milano è la comunità omosessuale più numerosa d'Italia - ha affermato Franco Grillini, storico esponente dell'Arcigay - eppure il sindaco Moratti e prima di lei Gabriele Albertini si sono sempre rifiutati di riceverla e di riconoscerla".