“Siamo oltre 300 mila. La folla è oltre ogni più rosea previsione. Tutta Napoli è in piazza fianco a fianco a gay, lesbiche, bisessuali e transessuali. E’ la miglior dimostrazione che tutto questo paese, da nord a sud, è pronto per la rivoluzione laica dei diritti gay. Chi continua ad ignoraci ha responsabilità civili e storiche gravi”.
Così Paolo Patanè, presidente del Comitato Napoli Pride, ente organizzatore dell’evento che raccoglie numerose sigle della militanza glbt napoletana, mentre la marcia dell’orgoglio gay continua a sfilare verso Piazza del Plebiscito dove si terranno i discorsi di rito ed il concerto finale.
Dal palco il presidente nazionale di Arcigay si farà promotore, per il centocinquantesimo anniversario dell'Unità d'Italia, della richiesta di ripristino della celebrazione del 20 settembre, anniversario della breccia di Porta Pia.
“Dopo il trionfo laico dio oggi - spiega il presidente di Arcigay – ci muoveremo per la creazione di un ampio fronte, nel quale convergano le forze laiche del Paese, che nel nome di “Libere chiese in libero stato” promuoverà in tutto il paese un’azione di riconquista di quello slancio che il Risorgimento aveva iniettato. L’Italia confessionale sembrerebbe paralizzata aalle sfide più avvincenti dello sviluppo contemporaneo siano esse i diritti civili, e arretra sul piano delle conquiste sociali e civili del movimento delle donne, della libertà sessuale e delle nuove questioni in tema di testamento biologico, di autodeterminazione dei corpi, di istruzione, di aborto, di ricerca scientifica”.
“Per questo” conclude Patanè “con un’azione senza crociate anticattoliche e nel pieno rispetto delle sensibilità religiose, anzi che sappia sollecitare gli stessi credenti ad essere al nostro fianco nel riportare in primo piano, nel dibattito politico, le regole sancite dalla nostra Costituzione repubblicana ripartiamo da Napoli per un nuovo Risorgimento, laico e riformista, in grado di riconsegnare il nostro Paese alla dignità di uno stato totalmente libero e sovrano, nel quale cittadine e cittadini di ogni genere, etnia, religione, razza, cultura, condizione, minoranza, orientamento sessuale e identità di genere, possano pienamente e liberamente riconoscersi”.
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LIBERE CHIESE IN LIBERO STATO