Resoconto delle attivitą laboratoriali svolte fino ad ora
A Bologna sono stati realizzati 4 laboratori in altrettanti Istituti di Istruzione Superiore: un Liceo Scientifico, un Liceo Classico, un Liceo di Scienze Sociali ed un Istituto Tecnico per grafici. I percorsi si sono svolti senza intoppi, con un’ottima risposta da parte delle studentesse e degli studenti coinvolti. In una delle quattro scuole, il laboratorio è stato inserito all’interno delle attività di approfondimento ed è stato proposto ad un intero gruppo classe, laddove negli altri casi si è trattato di esperienze ad adesione spontanea, che hanno perciò interessato una fascia di fruitori dai 16 ai 19 anni, per la stragrande maggioranza di sesso femminile. Nel misurarsi con una realtà a noi quasi sconosciuta, quella degli Istituti Tecnici, si è resa necessaria una parziale modifica dei contenuti e della metodologia del laboratorio, tarata su un target più giovane, culturalmente meno preparato e, in vero, anche più indisciplinato. La flessibilità e l'abilità comunicativa dei nostri operatori hanno tuttavia garantito un regolare svolgimento delle attività, con risultati inizialmente insperati e auspicabilmente incisivi nel lungo periodo.
I laboratori hanno coinvolto in tutto 74 adolescenti, decisamente più curiosi di sviscerare le tematiche relative all’orientamento sessuale e all’identità di genere che quelle inerenti il bullismo. In ogni caso le studentesse e gli studenti hanno dimostrato di apprezzare particolarmente gli incontri tanto come approfondimento culturale quanto come momento di crescita personale, confermando le nostre posizioni sulla responsabilizzazione dei giovani come chiave per la sensibilizzazione tra pari e per il concreto miglioramento del generale benessere scolastico.
A Modena sono stati realizzati due percorsi curriculari in altrettante classi di un Liceo Scientifico e di un Istituto Tecnico, per un totale di 48 adolescenti coinvolti, di 16-18 anni, in maggioranza di sesso femminile. Le classi in questione si sono dimostrate molto ricettive e partecipative, tanto che si è pensato di proporre iniziative simili anche in altri contesti più "difficili". I laboratori sono stati proposti in forma ridotta (12 ore), ma concentrata. La fase di peer-education è stata sostituita dalla pubblicazione di articoli sul giornale della scuola.
In un Liceo scientifico di Reggio Emilia è stato condotto un laboratorio con 16 partecipanti tra i 16 e i 19 anni, per due terzi di sesso femminile. Anche in questo caso la peer-education è stata sostituita dalla realizzazione di documenti scritti da distribuirsi all’interno della scuola. Particolare interesse hanno suscitato gli aspetti più concreti, come la progettazione di interventi di prevenzione e contrasto ad eventuali episodi di bullismo omofobico e l’incontro con una mamma di AGEDO, l’associazione che riunisce i genitori e gli amici delle persone omosessuali.
Parallelamente, si sono svolte esperienze analoghe che non rientrano nell’ambito specifico del progetto SCHOOLMATES, ma trattano argomenti affini: a Bologna è stato richiesto un nostro intervento in 5 Assemblee d’Istituto per affrontare il tema dei diritti e delle discriminazioni ed è stato portato avanti un laboratorio formativo di educazione all’alterità in un Liceo Classico; a Reggio le Assemblee scolastiche cui abbiamo preso parte sono state 2; a Parma sono in svolgimento dei piccoli laboratori sulle diversità e la tolleranza, presso diverse classi del Conservatorio.
Per quanto concerne i laboratori rivolti al personale scolastico adulto, docente e non docente, Bologna ne ha realizzati due sul territorio e uno dislocato nel ravennate, a Faenza. Mentre i primi hanno raccolto un totale di 18 persone, quest’ultimo è stato seguito solo da 3 persone, nonostante gli episodi di grave "terrorismo" scolastico avvenuti a Faenza proprio nel periodo di svolgimento del percorso formativo. La cittadina sembra infatti un terreno molto chiuso, ostile alle novità, soprattutto quando a proporle è un associazione omosessuale. Una critica che abbiamo ricevuto da più fronti è in effetti quella di avere dato un taglio unilaterale al problema del bullismo, troppo vasto e complesso per essere considerato solo dal punto di vista delle discriminazioni omofobiche. In pochi hanno saputo cogliere le analogie delle dinamiche che sottendono le varie tipologie di bullismo, dimostrando di possedere la dovuta capacità di astrazione grazie alla quale si possono analizzare i processi senza restare per forza vincolati ai contenuti. Dal canto nostro, rappresentando noi Arcigay, non potevamo prescindere dal trattare il tema dalla prospettiva dell’orientamento sessuale, sulla quale ci sentiamo meglio preparati e che possiamo sviscerare con cognizione di causa.
Comunque, a giudicare dalla risposta dei partecipanti, le nozioni di cui sopra non erano così scontate; netta è l’impressione di avere fornito nuovi strumenti di interpretazione della realtà, maggiore consapevolezza delle problematiche e più profonda fiducia nella possibilità di affrontarle e risolverle, a dispetto della frustrazione atavica del mestiere di insegnante: costretti a spendere molto tempo in questioni burocratiche, i docenti sono raramente valorizzati nel loro ruolo educativo e premiati per le energie spese nell’approfondimento e nella formazione permanente. Inoltre, si trovano spesso a dover fronteggiare famiglie che giustificano l'irresponsabilità dei figli, assumendo atteggiamenti tutt’altro che collaborativi con le altre agenzie educative.
La diffidenza inizialmente rilevata nelle scuole ci aveva spinto a costruire laboratori interscolastici, brevi e compatti. Contrariamente alle aspettative, coloro che hanno aderito all’evento di formazione avrebbero preferito percorsi più lunghi, più diluiti nel tempo e organizzati all’interno dei loro istituti di provenienza.
Una tendenza inaspettata che traccia la linea direttiva per le sfide future è l’interesse riscontrato da parte degli insegnanti delle Scuole Medie Inferiori, rappresentativi di un quarto dei partecipanti. Considerevole anche il contributo di educatori e genitori, soprattutto l’arricchente presenza di una mamma lesbica dell’associazione Famiglie Arcobaleno.
Rimini e Modena sono in procinto di avviare rispettivamente uno e due laboratori rivolti agli adulti.
In ultimo: tutti gli operatori che hanno collaborato al progetto avevano precedentemente partecipato al seminario di formazione a loro dedicato a metà ottobre, grazie al quale hanno potuto mettere a frutto reali competenze acquisite, condendole con la sensibilità e le attitudini di cui già erano notevolmente dotati. Dunque, un aspetto molto positivo di SCHOOLMATES è stato l’opportunità di "allenare" validi giovani attivisti e affermati professionisti a svolgere un compito cui hanno saputo adempiere con passione ed affidabilità, formando un gruppo di lavoro affiatato e compatto.