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Triangoli rosa e neri per non dimenticare

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Il 27 gennaio è la giornata individuata dall’Assemblea internazionale delle Nazioni unite per ricordare le vittime della sterminio nazifascista. insieme a Ebrei, Rom, Sinti, Jenisch e testimoni di Geova, anche numerosi omosessuali furono internati nei campi di concentramento durante il Terzo Reich.  Secondo i dati rinvenuti negli archivi di diversi lager, presso i tribunali e gli uffici di polizia, nel 1943 i campi di concentramento avevano già ospitato 46.436 persone omosessuali. A distinguere gli omosessuali dagli altri prigionieri era, nel caso degli uomini, un triangolo rosa cucito sulla divisa all’altezza del petto; nel caso delle donne, un triangolo nero. Contrariamente a quanto avvenne in Germania, in Italia il regime fascista, nel replicare le persecuzioni naziste,  preferì ignorare l’omosessualità. Sulla base di questa politica del silenzio, il codice penale italiano non previde mai la penalizzazione dell’omosessualità, demandandone la repressione alla sfera morale e religiosa. Qualora fosse stato necessario intervenire, si affermò, le forze dell’ordine possedevano già gli strumenti necessari. Tali strumenti erano tre tipi di provvedimenti: la diffida (una sorta di avvertimento pubblico a abbandonare un comportamento “criminoso”, pena l’incorrere in provvedimenti più severi), l’ammonizione (una specie di arresti domiciliari della durata di due anni) e soprattutto il confino, cioè la residenza coatta in un luogo lontano da quello in cui la persona viveva, con limitazioni della libertà personale.

La condanna al confino significava l’allontanamento da parenti, amici, compagni, ma anche la condanna pubblica e l’ostracismo sociale. L’arresto portava con sé traumatiche conseguenze: molti parenti rifiutarono di avere contatti con i confinati per omosessualità; vittime di una mentalità in cui l’omosessualità era un peccato imperdonabile, gli omosessuali stessi soffrirono per il disonore gettato sulle proprie famiglie. Nessun riconoscimento spettò agli ex confinati omosessuali alla fine della guerra. Alcuni di loro chiesero la pensione come ex confinati. Nulla però risultava dai loro dossier, dove solo un numero in codice indicava la loro reale condizione. Nessuno riuscì ad ottenerla, così come nessuno riuscì ad ottenere la riabilitazione da parte dello Stato.

In occasione della Giornata della Memoria, diversi circoli Arcigay mettono in capo iniziative per divulgare la memoria dell’Omocausto. A Udine, ad esempio, il Comitato Territoriale Arcigay Friuli Nuovi Passi dà appuntamento alle 19:15 in Piazzetta Lionello (davanti alla sede del Comune di Udine) per mettere in atto la performance teatrale DISCORSI d’ODIO a cura del gruppo teatrale CCFT, seguito degli interventi dei rappresentanti di Arcigay e Arcilesbica, il sindaco di Udine Furio Honsell e il presidente di ANPI Udine Dino Spanghero.  A Bologna, alle 10 le associazioni lgbt parteciperanno alla commemorazione ufficiale delle vittime LGBT del nazifascismo, alla presenza di autorità e istituzioni presso il monumento a loro dedicato nei Giardini di Villa Cassarini. Durate la giornata, inoltre, verranno distribuiti segnalibri con triangoli rosa e neri, a ricordo dei deportati gay e delle deportate lesbiche nei campi di concentramento. A Roma, nella sede del Gay center, è in programma dalle 19 il laboratorio di caviardage sulle vittime omosessuali del nazifascimo. In quegli stessi spazio è allestita fino al 31 gennaio una mostra sull’Olocausto. A  Torino, CasArcobaleno ospita fino al 30 gennaio due mostre dedicate all Giornata della memoria: la prima,  Adelmo e gli altri – omosessuali al confino nel Materano, a cura di Cristoforo Magistro, raccoglie documenti risalenti al periodo fascista, quando le persone omosessuali venivano mandate al confino. I dossier recuperati, contenenti le testimonianze fotografiche non solo delle persone omosessuali, ma anche delle forze dell’ordine, sono stati catalogati e sono esposti  per la prima volta in Italia; la seconda mostra, Rosa cenere, a cura di Jacopo Campagni e prodotta da Arcigay Il Cassero di Bologna, raccoglie le tavole di diciannove giovani artisti, attivi nel campo dell’illustrazione e del fumetto, alle prese con il racconto per immagini di raccontano undici storie di gay e lesbiche perseguitati durante il nazifascismo. Il 27 gennaio, alle 20.30, sempre a CasaArcobaleno verrà proiettato film Aimée & Jaguar, ispirato alla storia vera di Lilly Wust e della sua relazione con Felice, una ragazza ebrea che militava nella resistenza berlinese durante la fine della seconda guerra mondiale. Infine, venerdì 29 gennaio alle 20.30 verrà proiettato il documentario Le rose di Ravensbrück – Storia di deportate italiane, con la regia di Ambra Laurenzio. A Trento per la prima volta quest’anno la celebrazione ufficiale della Giornata della Memoria del Comune sarà dedicata all’omocausto: il 27 gennaio alle 17, nella Sala Falconetto di Palazzo Geremia (via Belenzani 20) Giuseppe Ferrandi, direttore della Fondazione Museo storico del Trentino. Parlerà di “La persecuzione nazi-fascista dell’omosessualità“; giovedì 28 gennaio alle 21 al Cinema Astra Multisala (corso Buonarroti 16) è in programma la proiezione del film “Bent” di Sean Mathias. A Perugia il 27 gennaio alle 19.30 è in programma l’incontro  “Omosessuali: dalla deportazione di ieri alla negazione dei diritti di oggi” in collaborazione con Circolo Arci Island, ANPI Perugia e ANPI Studentesca UniPG. Il 29 gennaio alle 21 si terrà al Teatro di Figura Umbro lo  spettacolo teatrale Le fate della notte. A  Pavia lunedì 1 febbraio alle 21 in Aula del ‘400, Piazza Leonardo da Vinci, Arcigay Pavia “Coming-aut” e Universigay presentano “La Memoria sono anch’io”, una serata per tributare a ciascuna minoranza, a ciascuna vittima, il doveroso ricordo. A  Mantova venerdì 5 febbraio alle 21 allo  Spazio Studio Sant’Orsola (via Bonomi 3), Arcigay la Salamandra di Mantova con ars Creazione e Spettacolo presenta “Un’altra memoria – un reading per ricordare”, Iniziativa didattica aperta al pubblico delicata agli allievi delle per  medie e superiori. A Genova resta allestita nella Sala Dogana di Palazzo Ducale fino al 7 febbraio  la mostra Diritti e pregiudizi – ieri e oggi  a cura di Alice Merlo e Valentina Marzi (da martedì a domenica, dalle 15 alle 20. Ingresso libero).

 

 

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