UMBERTO VERONESI
ALESSANDRO CECCHI PAONE
UNA VITA PER LA SCIENZA
Longanesi editore
2 DVD + LIBRO - 64 pagine
In libreria dal 5 novembre 2009
NEI DVD
Il professor Umberto Veronesi parla per la prima volta in maniera completa e approfondita della sua attività di medico e scienziato, oltre che della sua passione politica e civile al servizio del prossimo. Nei dodici capitoli di mezz’ora l’uno di questa lunga video-intervista di Alessandro Cecchi Paone, Veronesi tocca alcuni degli argomenti più importanti e di maggior attualità della medicina e della scienza moderna, con il linguaggio semplice e il tocco umano che da sempre ne contraddistinguono la figura e che l’hanno reso, grazie alla qualità della sua ricerca, uno dei medici più conosciuti al mondo in un settore fondamentale come quello della lotta ai tumori.
NEL LIBRO
Alessandro Cecchi Paone, docente universitario, approfondisce – con taglio brillantemente divulgativo – gli argomenti trattati nell’intervista con l’aggiunta di informazioni utili alla salute, alla conoscenza e alla vita dei lettori.
Umberto Veronesi è nato a Milano dove ha sempre vissuto e lavorato come chirurgo, ricercatore, uomo di scienza e di cultura. Il suo nome è legato a grandi contributi scientifici e culturali riconosciuti e apprezzati in tutto il mondo. È stato direttore dell’Istituto dei Tumori di Milano e fondatore dell’Istituto Europeo di Oncologia. Attualmente senatore, da aprile 2000 a giugno 2001 è stato ministro della Sanità.
Alessandro Cecchi Paone è nato a Roma. Laureato in scienze politiche e giornalista professionista, ha lavorato in Rai dal 1977, conducendo svariati programmi per la radio e la televisione. Ha lavorato anche per Sky e Mediaset, dove è stato per anni il volto della divulgazione scientifica, ha diretto il mensile La macchina del tempo e collabora a quotidiani e riviste.
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Introduzione 10° capitolo - SESSO E AMORE
A parte la lotta al cancro, all’origine e al centro come sappiamo di tutta la sua attività, il medico e lo scienziato Veronesi attribuisce grande importanza ai temi della genetica e della procreazione.
Non solo, come è evidente, perché è in ballo il futuro stesso dell’umanità, ma soprattutto perché aprono entrambe enormi speranze alla missione che più sta a cuore al professore: quella della prevenzione delle malattie. Tema delicato che subito evoca una parola divenuta terribile dopo l’interpretazione razzista e criminale datane dal nazismo: eugenetica.
In realtà si tratta di una corrente medico-filosofica che a partire dai primi del 1900 tentò una prima applicazione migliorativa alla specie umana delle nozioni sull’ereditarietà, opponendosi al darwinismo sociale che lasciava alla selezione naturale a danno dei poveri e dei malati il compito di rafforzare i caratteri delle popolazioni. La limitatezza delle conoscenze spinse uno dei fondatori dell’eugenetica, quel Francis Galton che sentirete spesso citato dal professore,a impegnarsi nel movimento alla ricerca del genio comune a lui e al cugino Charles Darwin. Senza successo ovviamente, come fallimentari furono gli esiti degli altri tentativi, per l’ignoranza di un dato oggi acquisito: l’interdipendenza fra ereditarietà e ambiente come origine della specificità, soprattutto intellettuale, di ogni individuo.
Ciò detto Veronesi chiarisce che l’intervento della scienza contemporanea sulla procreazione si muove in direzione opposta a quella eugenetica: non vuole cioè migliorare geneticamente le future generazioni, ma prevenire la nascita di bambini malformati o malati.
Di qui lo stupore del professore per l’astensione che ha fatto fallire il referendum contro la legge 40, essendo l’obbiettivo dell’iniziativa quello di garantire ai genitori la nascita di figli sani, anche se non necessariamente belli e intelligenti. Lui resta convinto che non glielo si sia fatto capire bene agli elettori che quella era la posta in gioco. Come invece accadde nelle due occasioni in cui gli italiani, e soprattutto le italiane, difesero la legge 194 sull’interruzione di gravidanza, grazie alla quale, come previsto, il numero degli aborti complessivi è diminuito e la tragedia degli interventi clandestini quasi scomparsa.
Ispirandosi alla logica della riduzione del danno, piuttosto che alla negazioni dei problemi, Veronesi sposa in pieno anche l’adozione della cosiddetta pillola del giorno dopo e della RU 486. La prima ha ancora una valenza contraccettiva, poiché impedisce, se assunta entro 24 ore dal rapporto sessuale non destinato alla procreazione, la fecondazione dell’ovulo o l’impianto di quello fecondato nell’utero, grazie a un meccanismo di modificazione degli equilibri ormonali. La seconda invece è una vera e propria pillola abortiva a base di mifepristone, sostanza il cui nome non risulta chiaro nella registrazione audio dell’intervista, a cui viene fatto seguire il misopristolo. Somministrata non oltre i due mesi di gestazione provoca l’interruzione spontanea della gravidanza risparmiando alle donne l’intervento chirurgico, come sanno le francesi che hanno potuto usarla fin dal lontano 1982.
Tornando all’eticità dell’intervento sull’embrione e della sua eventuale eliminazione in funzione di prevenzione delle malattie, Veronesi non solo l’afferma in positivo per evitare dolore e infelicità altrimenti certi, ma ne conferma la legittimità per l’assenza nel feto di strutture nervose fino al 15° giorno di vita, e quindi di attività cerebrale. E per la scienza è proprio quest’ultima il discrimine in fatto di inizio e fine dell’esistenza.
Sui temi sentimentali e sessuali veri e propri la laicità, il “femminismo” e la modernità del professore si intrecciano alla sua figura di patriarca, padre come sappiamo di 7 figli e nonno di 14 nipoti, nella piena consapevolezza dell’avvenuta definitiva separazione fra sessualità e procreazione.
Nuova occasione di ricerca della felicità per le nuove generazioni, e anche passaggio obbligato per un sistema globale che a fine secolo conterà 10 miliardi di abitanti che gli alfieri della fertilità coattiva non dicono come verranno sfamati, dissetati e curati. Chissà che non ci sia allora anche lo zampino della Natura dietro l’androginia sempre più diffusa, l’affermazione delle cosiddette nuove famiglie, la nuova visibilità delle persone e dei comportamenti omosessuali, bisessuali e transgender.