La polizia ha perquisito abitazioni e sedi associative, ha sequestrato apparecchiature digitali e, in almeno un caso, è entrata in una sede associativa facendo intervenire un fabbro. Le persone fermate rimangono in stato di detenzione. Le indagini riguardano, a quanto riferito, accuse di oscenità, prostituzione, altri reati contro la morale e stupefacenti.
Nella stessa notte la polizia ha fatto irruzione anche in diversi locali, fermando molte persone, tra cui sex worker. Le retate sono avvenute solo poche ore dopo che, il 12 settembre, provvedimenti dei tribunali avevano bloccato siti web e profili social delle organizzazioni LGBTQIA+.
Non è un fatto isolato. È una grave escalation nella persecuzione della società civile LGBTQIA+ in Turchia: censura, retate, fermi, sequestro di attrezzature e controllo dei finanziamenti legittimi stanno avvenendo simultaneamente.
Chiediamo alle organizzazioni LGBTQIA+ e alle persone alleate in Europa e Asia centrale di amplificare gli appelli del movimento turco, fare pressione sui propri governi e sulle istituzioni europee, e mobilitare sostegno concreto ove richiesto. La solidarietà deve tradursi in pressione politica e aiuto concreto, seguendo le indicazioni di sicurezza di chi è direttamente coinvolto.
Chiediamo alle organizzazioni internazionali per i diritti umani di attivare meccanismi urgenti di intervento e protezione, monitorare fermi e procedimenti, e mettere le proprie capacità legali, di advocacy e di protezione al servizio delle organizzazioni e delle persone che difendono i diritti umani prese di mira. Questo deve essere considerato un attacco più ampio alla libertà di associazione, di espressione e alla difesa dei diritti umani, non una questione LGBTQIA+ isolata.


