Allarme Turchia. Retate contro le persone queer

  
🚨Nella notte tra il 12 e il 13 settembre, la polizia ha fatto irruzione nelle abitazioni di attiviste LGBTQIA+ e HIV e negli uffici di organizzazioni LGBTQIA+ e di prevenzione HIV in tutta la Turchia, fermando almeno 30 persone. Il numero continua a salire. Tra le persone fermate ci sono membri dei consigli direttivi e revisori di associazioni regolarmente registrate, tra cui Kaos GL, Muamma, 7 Renk, SPoD, HEVİ, Lambda, LİSTAG, Pozitif Yaşam e Pozitif-iz.
La polizia ha perquisito abitazioni e sedi associative, ha sequestrato apparecchiature digitali e, in almeno un caso, è entrata in una sede associativa facendo intervenire un fabbro. Le persone fermate rimangono in stato di detenzione. Le indagini riguardano, a quanto riferito, accuse di oscenità, prostituzione, altri reati contro la morale e stupefacenti.
Nella stessa notte la polizia ha fatto irruzione anche in diversi locali, fermando molte persone, tra cui sex worker. Le retate sono avvenute solo poche ore dopo che, il 12 settembre, provvedimenti dei tribunali avevano bloccato siti web e profili social delle organizzazioni LGBTQIA+.
📌 L’operazione è stata condotta nell’ambito della campagna governativa «La mia famiglia è al sicuro», che ha preso di mira 162 persone, 9 associazioni e 13 attività commerciali. Secondo le autorità, il Financial Crimes Investigation Board sta esaminando i finanziamenti ricevuti da alcune associazioni da parte di istituzioni pubbliche e organizzazioni straniere.
Non è un fatto isolato. È una grave escalation nella persecuzione della società civile LGBTQIA+ in Turchia: censura, retate, fermi, sequestro di attrezzature e controllo dei finanziamenti legittimi stanno avvenendo simultaneamente.
✊ Chiediamo all’UE e ai governi europei di sollevare con urgenza questi casi presso le autorità turche, monitorare fermi e procedimenti giudiziari, attivare protezione, sostegno legale e assistenza d’emergenza per le persone colpite. Le istituzioni e gli organismi pubblici europei che erogano finanziamenti sono chiamati a mantenere e rafforzare il sostegno ai partner della società civile, assicurando la continuità delle risorse e contrastando ogni tentativo di criminalizzare il legittimo sostegno internazionale alla promozione e alla tutela dei diritti umani.
Chiediamo alle organizzazioni LGBTQIA+ e alle persone alleate in Europa e Asia centrale di amplificare gli appelli del movimento turco, fare pressione sui propri governi e sulle istituzioni europee, e mobilitare sostegno concreto ove richiesto. La solidarietà deve tradursi in pressione politica e aiuto concreto, seguendo le indicazioni di sicurezza di chi è direttamente coinvolto.
Chiediamo alle organizzazioni internazionali per i diritti umani di attivare meccanismi urgenti di intervento e protezione, monitorare fermi e procedimenti, e mettere le proprie capacità legali, di advocacy e di protezione al servizio delle organizzazioni e delle persone che difendono i diritti umani prese di mira. Questo deve essere considerato un attacco più ampio alla libertà di associazione, di espressione e alla difesa dei diritti umani, non una questione LGBTQIA+ isolata.
📢 Siamo solidali con il movimento LGBTQIA+ in Turchia. Organizzarsi come persone LGBTQIA+ non è un crimine. Lavorare per i diritti umani non è un crimine. Condividete questo post, non lasciamo sole le persone LGBTQIA+ in Turchia.
🔗 Il testo del post è ripreso dall’appello di ILGA-Europe e TGEU – Trans Europe and Central Asia

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