Le sensazioni di un ragazzo gay che viene da un paese rurale

  

Mi sono sempre autoconvinto che per vincere una battaglia bisogna essere in due e che da soli non si va da nessuna parte, ma come fa qualcuno di estraneo a combattere con te qualcosa che non conosce, come…i tuoi demoni?

Sono un ragazzo anonimo che racconta una piccola parte della sua vita comune perchè fa bene aprirsi ogni tanto, è una cosa che ho imparato.

Quello che voglio raccontarvi è la storia di un ragazzo che scopre di avere un orientamento sessuale diverso dalla società, da quello che siamo abituati a percepire come quotidianità, abitudine. In questo 2020, ci sono modi e modi di affrontare la propria sessualità quando si ha una presa di coscienza abbastanza forte nel capire determinati argomenti, e per me che sono cresciuto e che ho vissuto in una realtà chiusa e rurale, scoprire che il tuo sguardo va ai ragazzi e non alle ragazze è stato abbastanza angosciante.

Angosciante perchè quando inizi a capire ti si apre una porta avanti a te, dove quello che vedi è solo paura, provi ad entrare in questa piccola porta, inizi a credere che lo spazio sia troppo stretto per ospitare un corpo grande, che l’aria si fa sempre più pesante e che non riuscirai ad uscire perchè ti saresti ritrovato sempre con meno spazio. Iniziano così tutte le paranoie, quelle di non poter parlare con gli altri, perchè “oh mio dio, non si fa”, “ma cosa ti salta in mente”, “tranquillo poi passa”, “ma non è una cosa naturale”, “non esistono queste cose” e potrei continuare all’infinito. All’inzio pensavo di essere da solo, pensavo al fatto che esistessi solo io con quell’orientamento, pensavo tanto, che forse era sbagliato e che era tutta una mia illusione, avete presente quell’incubo che ritorna ogni tanto a tormentarvi mentre dormite? Bene, il mio incubo era reale, viveva con me, vivevo con la costante paura che qualcuno potesse sapere di me, che qualcuno prima o poi se ne accorgesse…e che mi sarei ritrovato più solo di quanto io non mi sentissi già. Provavo ad affrontare quell’incubo, cercavo di andare oltre…oltre quelle barriere che ognuno di noi crea per non far vedere quanto in realtà possiamo essere fragili o forti, oltre le apparenze, oltre ciò che diciamo, che facciamo, e ogni volta che cercavo di andare oltre quella piccola porta di cui vi accennavo prima, sentivo che qualcosa volesse tirarmi, come delle mani che ti afferrano, avevo paura di restare in mezzo al nulla, al buio, per sempre. Mi sono dato dal tempo e per un periodo, quella porticina è restata chiusa per molto tempo, ma ogni giorno bussavano, mi cercavano, ma facevo finta di niente, perchè era la cosa giusta da fare.

Un giorno, di punto e in bianco, avevo deciso di affrontare il tutto, qualsiasi cosa fosse accaduta, non mi interessava, quel “toc toc” non volevo sentirlo più, apro la porta e mi lancio, delle mani mi afferrano.

Inizio a mostrarmi alla società per quello che sono, e ad ogni frase, commento, opinione, sguardo fulmineo che mi lanciavano, una piccola crepa si formava su di me, ma ormai ero dentro e non potevo più uscirne, mi dimenavo, e ogni volta che facevo resistenza degli artigli mi graffiavano. Alla fine ho capito che avevo solo paura di un qualcosa più grande di me, perchè quelle mani cercavano solo di tenermi fermo per abbracciarmi, e quelle crepe che si formavano ogni giorno su di me, era soltanto un involucro che si stava rompendo per dare spazio ad un nuovo me, più forte, più dritto, più consapevole. Ho lottato e mi sono fatto in 1000 pezzi per riavermi. Ho raccolto quei pezzi, li ho divisi in due gruppi…il primo era composto da tutti quei pezzi che valevano e che volevo ricostruire, l’altro era fatto da pezzi ormai marci. Ho gettato il secondo gruppo e mi sono occupato del primo. Ho messo ogni pezzo e ho formato un piccolo puzzle di me. Ed eccomi che ero di nuovo in piedi. Curioso, titubante e fragile, ma in piedi senza nessuna crepa addosso. Da lì ho ripreso il mio cammino, facendo attenzione a ciò che raccoglievo per farne mio, E il giorno che finalmente ho indossato un sorriso ho capito che ero finalmente tornato.

Vi ricordate quelle mani che cercavano di abbracciarmi? Alla fine era proprio così, ho abbracciato i miei demoni e ora sono i miei più alleati sinceri per affrontare ogni battaglia, perchè grazie a loro, ora vivo.

Un ragazzo gay proveniente da un paese rurale.

– Abbiamo ricevuto questo post sulla nostra mail chieti@arcigay.it e con piacere l’abbiamo condiviso. Se anche tu vuoi condividere la tua esperienza o riflessione sul blog di Arcigay Chieti scrivici –

Articolo tratto da https://arcigaychieti.wordpress.com/

Difendi i diritti, sostieni il nostro lavoro

Promuovere diritti, azioni, benessere, campagne, manifestazioni, monitorare e fare pressione sul parlamento e sulle istituzioni affinché in Italia vi siano sempre più politiche e leggi egualitarie in favore di lesbiche, gay, bisessuali, transessuali e intersessuali, costa.

Arcigay cerca di dare corpo e realtà ad ognuno di questi obiettivi con specifici programmi e iniziative… che costano!

Per questo ti chiediamo di sostenerci.  Puoi farlo con una donazione una tantum o con donazioni periodiche anche di piccolo importo ma che ci consentono di fare una programmazione migliore delle nostre attività, con il 5×1000, con un lascito, finanziando specifiche iniziative, sollecitando la tua azienda a sostenerci… A tuo vantaggio sono previste anche agevolazioni fiscali.

Tu ci metti un po’ di sostegno e di fiducia. Noi ci mettiamo lavoro, testa e passione e ci impegniamo a tenerti informato sulla progressione del nostro lavoro comune e a informarti su come investiremo il tuo contributo.

Perché una società migliore fa bene a tutti, a te e a noi.


  •