Ricorda le vittime della transfobia leggendo le loro storie

  

Abbiamo riportato in questo post otto storie di persone vittime di transfobia. Crediamo che conoscere le loro storie possa aiutarci a comprendere meglio il fenomeno e poterlo cosi contrastare.

Se vuoi raccontarci la tua storia, vuoi aiutarci a combattere l’omobitransfobia o darci consigli scrivici alla mail chieti@arcigay.it

IAN ALEXANDER

L’attore Ian Alezander è appena diciassettenne ma ha già sfondato lo schermo nella serie Netflix The OA e, come il peronaggio che interpreta, anche Alexander è transgender. “Avevo 11, 12 anni quando ho cominciato a farmi domande sulla mia identità di genere”, dice, “ma è stato quando a 13 anni ho incontrato per la prima volta altre persone trans che mi sono detto ‘aspetta, ma è tutto possibile? Posso cambiare i pronomi che uso e il mio nome?’. Questo mi ha veramente dato il coraggio di accettare chi ero”. Anche con la sua famiglia, che è Mormona, le cose sono cambiate: “Non l’hanno presa bene all’inizio”, dice, ma a quanto pare vederlo in The OA “li ha aiutati a capire che potevo essere felice ed avere successo come persona trans e come persona queer”. Alexander ha aggiunto che sul set per The OA è stata la prima volta che sua madre ha usato il giusto nome e i giusti pronomi per l’attore: “Questo mi ha reso davvero felice”.

AMANCAY DIANA SACAYÁN

Amancay Diana Sacayán è stata un’attivista argentina, nata a Tucumán e cresciuta in povertà con 15 tra fratelli e sorelle. Ha fatto coming out come trans all’età di diciassette anni; i suoi diritti sono stati violati, è stata arrestata diverse volte, ma ha continuato a combattere tanto da diventare una delle più grandi e riconosciute attiviste per il movimento per i diritti umani (compreso il Ni Una Menos e i movimenti per la legalizzazione dell’aborto) e per il riconoscimento sociale e l’inclusione delle persone trans in Argentina ed in Sud America. Diana creò associazioni, diede supporto a persone LGBT+, creò progetti in favore delle persone trans e guidò il Movimento per la Liberazione Antidiscriminatoria, ma non solo: nel 2012, per la prima volta per una persona trans, si candidò come Difensore civico per il partito La Matanza, e quello stesso anno ricevette la sua carta d’identità che la riconosceva come una donna personalmente dalla mano della precedente Presidente dell’Argentina, Cristina Fernández de Kirchner. Diana è stata assassinata l’11 ottobre 2015; il 18 giugno 2018 la sentenza che condannava il suo assassino segnava la storia come la prima volta nel sistema giudiziario argentino che l’omicidio di una persona trans veniva riconosciuto come un crimine d’odio contro l’identità di genere.

TRACEY NORMAN

Tracey “Africa” Norman è stata la prima modella nera trans di cui si sia conosciuta l’esistenza. Africa dichiarò di essere diventata modella per evitare il sex work, che vedeva come unica alternativa per una donna nera trans del New Jersey che aveva appena iniziato la terapia ormonale; per entrare nell’industria dovette nascondere la sua identità di genere. La sua carrierà scalò le vette per tutti gli anni ‘70, finché, nel 1980, il suo segreto fu esposto da un assistente ad un photoshoot; da allora non trovò più lavoro negli Stati Uniti, tentò, con poca fortuna a Parigi e a Milano, ed infine trovò lavoro ad un peep show burlesque per donne trans. Solo nel 2015 la sua carriera ebbe una rinascita, dopo che un articolo su di lei nel New York Magazine le diede nuova luce.

SALLY MURSI

L’egiziana Sally Mursi causò uno shock quando, nel 1988, si sottopose all’operazione per la riassegnazione di genere nel suo paese natale. Prima della sua operazione Sally era stata sospesa dall’Università di al-Azhar dove studiava medicina per aver indossato abiti femminili; dopo l’operazione, venne espulsa. Iniziò così una battaglia legale che coinvolse l’intero Paese, tanto che la questione finì nelle mani del Grande Imam di al-Azhar, Muhammad Sayyd Tantawy, considerato il centro principale del sunnismo dell’intero mondo islamico, che rese spiritualmente legale per una persona trans cambiare per la propria identità di genere.

HARRY ALLEN

Harry Allen fu un… personaggio conosciuto dell’America degli anni 20, soggetto di numerose e colorite prime pagine di giornale locali e nazionali per un buon ventennio. Il primo motivo per cui Harry cominciò a ricevere attenzione fu il suo impenitente rifiuto di assoggettarsi alle regole sociali che lo volevano vedere vestire e comportarsi in accordo con norme femminili, il che lo portò ad essere protagonista di numerosi articoli di giornale che semplicemente annunciavano alla città che Harry era, di nuovo, in galera, perché, di nuovo, vestiva da uomo. Piano piano però cominciarono ad accumularsi i motivi per cui Harry si ritrovava dietro le sbarre e sui giornali: fu partecipe di diverse rapine; numerose ragazze tentarono il suicidio dopo essere state sedotte ed abbandonate da lui (era a quanto pare un gran dongiovanni); una volta, morse un poliziotto; e così via. Insomma, la città di Seattle poteva stare sicura che prima o poi la saga delle avventure di Harry Allen sarebbe continuata a intrattenere i salotti…

BLAKE BROCKINGTON

Blake ha attirato l’attenzione dei giornali americani nel 2014: era la prima volta che un ragazzo apertamente trans veniva eletto re del ballo di fine anno, e lui era stato coronato perché era riuscito a raccogliere la più alta somma da donare in beneficienza… processo tra l’altro che Blake descrisse come il più duro del suo percorso di transizione: “Ho visto quanto il mondo abbia davvero la mente chiusa.” Blake aveva scelto il suo nome perché gli era apparso in sogno, e perché gli piaceva, gli sembrava suonasse molto mascolino; la sua famiglia non lo aveva mai supportato, chiedendosi perché un ragazzo nero volesse attirare su di sé ancora più attenzione, e per questo motivo Blake visse con un’altra famiglia dopo il suo coming out. Blake usò l’attenzione ricevuta per sostenere battaglie sociali: parlò ad un servizio per il Transgender Day of Remembrance, organizzò una protesta contro la brutalità della polizia verso le persone di colore, fu coinvolto nella creazione di un’esibizione a tema LGBT+ in un museo e, anche se lui stesso giovanissimo, fece da mentore ad altri ed altre giovani trans, parlando delle sue esperienze con il bullismo, la depressione e l’autolesionismo. Blake suonava la batteria e voleva diventare direttore d’orchestra e compositore; ma l’abbiamo perso nel 2015, quando si è tolto la vita a soli 18 anni.

FRANCES THOMPSON

Le Rivolte di Memphis del 1866 sono iniziate a causa all’odio razziale che rimaneva in America dopo la fine della Guerra Civile. Quando un gruppo di uomini, donne e bambini di colore cominciò a riunirsi in piazza, la polizia cercò di disperderli, sparando colpi; scoppiarono così le rivolte, tre giorni durante i quali terroristi bianchi presero di mira le comunità nere, appiccando fuochi, uccidendo uomini e violentando le donne. Frances Thompson, che era stata anni prima una schiava, fu ora una di quelle donne, come testimoniò assieme alla coinquilina con cui aveva condiviso la tragedia. Dieci anni dopo, Frances venne arrestata per essere “un uomo vestito da donna”; i conservatori usarono il suo arresto come pretesa per discreditare la sua testimonianza, fomentare una campagna per negare l’esistenza della violenza dei bianchi nei confronti dei neri nel sud, diffamare le donne nere che denunciavano violenze da parte di uomini bianchi, e persino suggerire che l’intero congresso in cui Frances aveva testimoniato non era altro che propaganda per la Ricostruzione. Frances subì abusi in carcere e ne uscì gravemente malata; morì di dissenteria nel 1876.

HIROMASA ANDO

Per 18 anni Hiromasa Ando ha gareggiato professionalmente in Giappone con il suo nome di battesimo; ma finalmente, dopo aver ottenuto il permesso di competere nella categoria maschile, a 39 anni è diventato il primo uomo trans nella storia della motonautica… e uno dei primi atleti apertamente trans al mondo.

Articolo tratto da https://arcigaychieti.wordpress.com/

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