Carcere di Ivrea: indagati poliziotti per abusi su detenuta trans. Falanga (Arcigay): “Non è un caso isolato, il consenso dietro le sbarre non esiste”

  
Carcere di Ivrea: indagati poliziotti per abusi su detenuta trans. Falanga (Arcigay): “Non è un caso isolato, il consenso dietro le sbarre non esiste”

Bologna, 28 maggio 2026 – La Procura di Ivrea ha aperto un'inchiesta su presunti abusi sessuali commessi da agenti della polizia penitenziaria ai danni di una detenuta trans all'interno del carcere. Secondo le accuse, un ispettore avrebbe ottenuto favori sessuali in cambio di beni di prima necessità – trucchi, creme, cosmetici – sfruttando il proprio ruolo e il contesto di totale dipendenza delle persone recluse. L'indagine coinvolge anche l'ex comandante del reparto operativo, accusato di non aver segnalato tempestivamente i fatti all'autorità giudiziaria. “Quanto emerso dall'inchiesta della Procura di Ivrea –  commenta Daniela Lourdes Falanga, delegata alle carceri nella segreteria nazionale di Arcigay -,non può essere derubricato a “caso isolato” senza una riflessione più profonda sul sistema penitenziario e sulle condizioni di vulnerabilità delle persone LGBTQIA+ recluse. Le accuse contestate, se confermate, descrivono un quadro gravissimo: rapporti sessuali imposti attraverso ricatti, potere e controllo, in cambio di beni essenziali e piccoli strumenti di dignità quotidiana. È bene ribadire che quando una persona è privata della libertà, il consenso non può essere separato dal rapporto di potere che regola ogni aspetto della sua vita. Parlare di “scambio” in un contesto simile è fuorviante: ciò che emerge è un sistema di abuso e sopraffazione istituzionale. Le persone trans detenute vivono troppo spesso condizioni di marginalizzazione estrema, isolamento, paura di denunciare e dipendenza totale dalle strutture che dovrebbero garantirne tutela e sicurezza. Questo ennesimo caso dimostra l'urgenza di intervenire. Per questo chiediamo piena verità sui fatti e la protezione immediata per le persone coinvolte, oltre che trasparenza nelle indagini e nei procedimenti disciplinari; chiediamo  inoltre strumenti reali di denuncia e tutela per le persone LGBTQIA+ detenute, accessibili e protetti, e un confronto serio e strutturato sulle condizioni delle persone trans nelle carceri italiane, con il coinvolgimento delle associazioni e degli enti di garanzia. I diritti umani non si sospendono dietro le sbarre – conclude Falanga – e la dignità non può diventare merce di scambio”.


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