Noi tifiamo per l’Italia

  

Arcigay non è affatto sorpresa per la trivialità di termini con cui il figlio del ministro Bossi, Renzo, neo-eletto consigliere regionale per la Lega Nord in Lombardia, ha apostrofato le persone omosessuali, parificandone oltretutto la condizione alla dipendenza da droghe.

Tali affermazioni sono in linea con un livello di linguaggio che usa la vita delle persone come strumento di disprezzo e che costa un prezzo alto alla qualità della politica, alla convivenza civile e all’immagine internazionale del nostro Paese.

A differenza del Bossi figlio le persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender rispettano il Tricolore e credono fermamente nell’unità nazionale e nei valori della nostra Carta costituzionale. Arcigay pertanto è lieta di comunicare al signor Bossi che ai prossimi Mondiali di calcio tiferà Italia.

“Temo che questo ragazzo si illuda – sottolinea Paolo Patanè Presidente nazionale di Arcigay – se pensa che per essere più maschi basti provare ad apparirlo usando volgarità e paragoni rozzi e beceri. Essere donne e uomini richiede ben altri sforzi perché significa, nel senso autentico dei termini, avere rispetto per gli altri, così come essere portatori di una buona politica significa partire quanto meno da una buona educazione. Alla luce dei fatti questo ragazzo, dotato soltanto di un cognome conosciuto, non sembra pronto né per essere un uomo né per essere un politico”.

Le affermazioni di Renzo Bossi a Vanity Fair

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Mai provato droghe?
“Nella vita penso si debba provare tutto tranne due cose: i culattoni e la droga”.

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Seguirà gli azzurri al Mondiale di Sudafrica?
“No, non tifo Italia”.

Non si sente italiano?
“Bisogna intendersi su che cosa significa essere italiano. Il tricolore, per me, identifica un sentimento di cinquant’anni fa”.

Conosce l’Italia meridionale?
“Mai sceso a Sud di Roma”.

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