Omofobia, a Trento polemica dei centristi sulla legge provinciale. Romani (Arcigay): “Servi della curia”. Appello alla maggioranza: “Approvate quella legge: è un segno di civiltà”

  


Bologna, 3 settembre 2014 – “Il solito rituale degradato della politica italiana”: Flavio Romani, presidente  nazionale di Arcigay, si scaglia contro la repentina retromarcia dei consiglieri provinciali trentini di Patt e Upt sulla legge di contrasto alle discriminazioni sessuali, licenziata a luglio dalla commissione consiliare e prossima al voto dell’aula. “Quel testo – spiega Romani – è da diversi mesi al centro di un dibattito serrato, che ha portato a una sintesi comune le diverse sensibilità della maggioranza di governo. È bastato però il solito intervento scomposto del prelato di turno, in questo caso il vescovo Luigi Bressan, per scatenare una serie di reazioni e perplessità ignobili nel merito oltre che fuori tempo massimo nel metodo. Insomma siamo alle solite – sbotta Romani -: i mal di pancia della curia sono la prima preoccupazione di una certa politica che si scorda di essere votata dai cittadini e di dover corrispondere perciò a loro e alla Costituzione, non agli altari. Argomenti più simili alla superstizione che alla fede, usati in maniera indecente da chi dei valori religiosi dovrebbe essere custode, entrano ancora una volta a gamba tesa nel dibattito istituzionale, sovvertendo il suo percorso democratico e facendosi spazio con l’arroganza e i ricatti. Questa è la politica che ci fa vergognare – attacca il numero uno di Arcigay -, che piega il bene comune al volere delle lobby e volta le spalle a problemi scottanti, come l’omofobia e più in generale la discriminazione, che da troppo tempo attendono risposte concrete. Ci aspettiamo che la maggioranza di quell’aula usi il buonsenso e respinga al mittente questi beceri tentativi di rinvio o insabbiamento, dotando la provincia di Trento di una legge che è innanzitutto un certificato di civiltà”.