Referendum anti-gay in Croazia, la protesta di Arcigay Friuli Venezia Giulia

  

Domenica 1 dicembre, in Croazia, paese appena entrato nell’Unione Europea, si vota per vietare i diritti di gay e lesbiche. Movimenti religiosi e di destra promuovono un referendum anacronistico per chiedere che questo elemento di discrimine venga inserito addirittura nella Costituzione, impedendo la possibilitá futura del riconoscimento del matrimonio egualitario. La Croazia, giá avviata verso un processo di emancipazione delle persone omosessuali, dovrá decidere se ispirarsi all’Europa di Cameron e Hollande o se lasciarsi tentare dai venti di discriminazione che soffiano dalla Russia di Putin.

Arcigay Friuli Udine e Pordenone, Arcigay Arcilesbica Trieste e Gorizia e l’Associazione Universitaria IRIS di Udine esprimono la loro solidarietá alle sorelle e fratelli omosessuali della vicina Croazia e auspicano che “il NO a questo folle referendum tolga ogni dubbio sulla scelta di civiltá della Croazia europea e moderna.”

Arcigay Arcilesbica Trieste, che proprio martedí ha protestato con le leggi omofobe della federazione Russa in occasione della visita in regione del premier Putin, lancia l’allarme su un possibile “effetto contagio” che coinvolga tutto l’Est Europa:”La Russia promuove leggi omofobe – spiega Andrea Tamaro, presidente Arcigay Arcilesbica Trieste e Gorizia – in Serbia si vieta il Gay Pride per motivi di sicurezza, l’Ungheria ha inserito elementi omofobi nella Costituzione: la Croazia non si lasci tentare dal “fascino” della discriminazione.”

E fra i promotori di questo referendum definito “incivile” dal movimento omosessuale, spicca la presenza di movimenti cattolici:”La Croazia non puó iniziare il suo cammino in Europa andando all’indietro. – dichiara preoccupato Giacomo Deperu, presidente Arcigay Friuli – E la Chiesa non puó arrivare a sostenere simili posizioni razziste ed incivili: Papa Francesco ha forse esaurito la sua scorta di ‘misericordina’?”

Per il movimento lgbt (lesbiche, gay, bisessuali e transessuali) del Friuli Venezia Giulia, la Croazia non merita l’affronto di un referendum che propone addirittura nella Costituzione un marchio di inciviltá che rappresenterebbe un pessimo biglietto da visita per un Paese da poco entrato a far parte dell’Unione Europea:”Siamo certi che il popolo croato – aggiunge Alessandro Baldo, presidente dell’Associazione universitaria IRIS di Udine, impegnata nella lotta per i diritti civili – vorrá guardare alle conquiste civili di Spagna, Portogallo, Francia, Inghilterra, affermando il proprio cammino di civiltá verso una societá inclusiva e moderna.”