Ancora tante le resistenze ad un ricordo senza imbarazzi

  

Arcigay partecipa in diverse città italiane alla celebrazione della giornata della memoria. Furono 100.000 gli omosessuali che vennero arrestati dai nazisti, tra il 1933 e il 1945, in base al paragrafo 175/a del codice penale tedesco. Tra questi, 15.000 vennero internati nei campi di concentramento. Dai documenti ufficiali del regime è risultato che solo 4.000 furono i sopravvissuti.

“La persecuzione dei triangoli rosa sta lentamente uscendo dall’invisibilità, grazie all’impegno della comunità omosessuale — afferma Sergio Lo Giudice, presidente nazionale Arcigay – . Purtroppo sono ancora tante le resistenze e gli ostacoli ad un ricordo pieno e senza imbarazzi di quello sterminio. Molti preferiscono ignorare quei morti, imbarazzati dal razzismo delle loro stesse posizioni odierne sull’omosessualità. Vale per loro il principio per cui chi non ricorda si fa complice dei carnefici. “


Elenco delle Iniziative

17 gennaio
Trieste — Presentazione del libro "Le ragioni di un silenzio. La persecuzione degli omosessuali durante il nazismo e il fascismo" — con l’on. Gianni Vattimo
25 gennaio
Bari — Celebrazione presso il Palazzo della Provincia con lo storico Nicola Tranfaglia, il presidente nazionale Arcigay Sergio Lo Giudice, gli on.Franco Grillini, Alba Sasso e Nichi Vendola, il, presidente della Provincia di Bari Marcello Vernola.
Grosseto – Sala Conferenze del Museo Archeologico presentazione del libro "Uomini e Demoni" di Stefano Ardenti e Sara Vedova sull’olocausto dei gay
26 gennaio
Pistoia — Partecipazione dell’Arcigay alle celebrazioni nei comuni di san Marcello Pistoiese e Quarrata.
27 gennaio
Cremona — Dibattito con Gian Carlo Corada, Presidente della Provincia di Cremona; Aurelio Mancuso, Segretario Nazionale Arcigay, Ernesto Rossi, Opera Nomadi; Yasha Reibman, portavoce comunità ebraica di Milano; Francesco Pellegri, Coordinatore Testimoni di Geova di Cremona;
Pisa – Mostra sulla deportazione degli omosessuali nei campi di sterminio nazisti
Trieste – Partecipazione di Arcigay e Arcilesbica alla cerimonia ufficiale presso la Risiera di San Sabba
Brescia — Stand informativo Arcigay in Piazza della Loggia —- Concerto di musiche kletzmer e zingare
31 gennaio
Bologna — Facoltà di Giurisprudenza – Dibattito con Moni Ovadia, scrittore e musicista, Sergio Lo Giudice, presidente nazionale Arcigay, Gianfranco Maris, presidente dell’ANED e lo storico Valerio Marchetti.

Background storico

Grazie al paragrafo 175/a del codice penale tedesco, tra il 1933 e il 1945, per diverse migliaia di omosessuali tedeschi, vittime delle teorie degenerazioniste, l’arresto rappresentò la prima tappa di uno dei gironi infernali che fecero da contorno al terribile genocidio degli ebrei. Almeno 100mila gay tedeschi furono arrestati dai nazisti. Internati nei luoghi simbolo dell’orrore nazista, da Buchenwald a Dachau, da Mauthausen ad Auschwitz, erano resi riconoscibili da un triangolo di stoffa rosa cucito sulla loro casacca. Confinati in blocchi speciali, sottoposti ad esperimenti medici, e ad ogni sorta di violenza ed abbrutimento furono in gran parte sterminati nei campi. Solo 4000 saranno i sopravvissuti. Da allora il triangolo rosa rovesciato è uno dei simboli del movimento omosessuale internazionale. Nel dopoguerra centinaia di gay passarono dai lager nazisti alle carceri “democratiche” delle due Germanie, in forza del famigerato art. 175.
In Italia la svolta seguita all’approvazione delle leggi razziali produrrà un inasprimento nei confronti dell’omosessualità . Il fatto che questa non fosse proibita da alcuna legge non impedirà al regime fascista di mandare al confino, dopo il 1939, circa 300 omosessuali. Il culto fascista della “virilità guerriera e feconda” non lasciava spazio al riconoscimento di un’identità esterna a questa mistica: le botte, la guardina, il confino rappresentarono la risposta fascista all’omosessualità, relegata, nella migliore tradizione italiana, nel silenzio della storia e nell’invisibilità sociale.


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