“La Curia ci accusa di ricordare troppo?”

  
Grosseto

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GROSSETO — Si è trasformata in polemica la Giornata della Memoria. La rievocazione delle persecuzioni naziste si è conclusa con uno scontro tra la Curia di Grosseto e ‘Arcigay. ‘organizzazione degli omosessuali ha deposto fiori a Roccatederighi, il cui seminario venne trasformato in campo di internamento. ‘iniziativa non è stata gradita dalla curia e dal suo vescovo, Franco Agostinelli, che hanno denunciato il tentativo di diffamare il vescovo di allora, Paolo Galeazzi, accusato di aver affittato il seminario come campo di internamento. «La Chiesa di Grosseto disapprova il gesto del’apposizione abusiva di una corona di fiori al cancello della Villa del Seminario di Roccatederighi — scrive la Curia — da parte del’Arcigay grossetana. Il luogo non è storicamente collegabile alla persecuzione degli omosessuali ad opera del nazismo. Rimane pertanto incomprensibile la ragione per cui, a distanza di sessanta anni da quei tragici eventi, se ne voglia qui creare prepotentemente un emblema. Il gesto è peraltro contemporaneo — continua la Curia — alle iniziative di memoria storica sul campo di internamento costituito nella stessa Villa tra il 1943 e il 1944 da dove vennero avviati allo sterminio 34 ebrei, 29 dei quali non fecero ritorno. Di quella vicenda ‘allora vescovo Paolo Galeazzi è presentato come un connivente. ‘operazione di diffamazione di uno dei più grandi uomini che la nostra terra abbia avuto e che si prodigò per la salvezza della maggior parte degli ebrei rinchiusi in quel campo, alcuni dei quali hanno rilasciato significative testimonianze — conclude la Curia —, è profondamente offensiva e pretestuosa. Come pretestuoso appare il gesto del’Arcigay».


Comunicato Stampa Arcigay "Leonardo da Vinci"

Restiamo alquanto esterrefatti dalle dichiarazioni del Vescovo di Grosseto Monsignor Franco Agostinelli che attacca l’Arcigay in un comunicato ieri su tutti i giornali. Non credevamo che il ricordo dei morti di quello sterminio potesse ad oggi essere interpretato come atto di provocazione.
Il nostro gesto, voglio ricordare patrocinato da Comune e Provincia di Grosseto e che vedeva il sostegno del Comune di Roccastrada, voleva e vuole essere una commemorazione delle vittime dell’Olocausto Nazifascista o, come scritto sulla corona di fiori che abbiamo depositato appena fuori dal Campo di raccolta di Roccatederighi “In Ricordo di tutte le vittime dell’odio nei confronti delle diversità”. E’ nostra ferma intenzione ricordare tutte le vittime, indipendentemente dal motivo per cui furono internate, solo pretesti per uccidere chiunque non fosse ariano eterosessuale e sostenitore di Hitler. Quindi per noi i morti non hanno colore, vogliamo solo ricordare quelli che non ricorda nessuno e dove non li ricorda nessuno.
Le risulta cosi’ difficile comprendere i motivi che dopo sessant’anni ci portano a voler far conoscere uno dei luoghi dove vennero deportate e poi uccise persone solo perché diverse dallo standard Hitleriano? Nella giornata della memoria non si dovrebbe ricordare? Lei ci accusa di ricordare troppo? Ci viene il dubbio che quei luoghi siano ancora scomodi per una parte della Chiesa, non volevamo insinuare connivenze tra Curia grossetana e nazismo ma la sua reazione crediamo faccia sorgere l’ombra del dubbio nell’intera cittadinanza. Perché tanta indignazione in un gesto tanto semplice che voleva solo rendere omaggio, come tutti hanno fatto in questi giorni in Italia, alle persone inghiottite da quell’odio? La nostra pietà umana è andata evidentemente troppo oltre, noto con rammarico che una volta mettevate catene all’amore, oggi non contenti anche alla pietà e al ricordo dei defunti. Ci dispiace molto che lei ci definisca pretestuosi, vogliamo solamente far luce su una parte di storia non troppo conosciuta, e l’informazione crediamo sia sempre ottima alleata per evitare che simili tragedie si ripetano.

Vogliamo sperare che dopo questi chiarimenti lei voglia fare pubblicamente le sue scuse alla nostra Associazione e che voglia lei stesso andare a rendere omaggio a quei morti nell’ultimo luogo che li ha visti sopravvivere nella nostra Provincia prima di andare a spegnersi nell’inferno di Auschwitz.

Davide Buzzetti
Presidente Arcigay "Leonardo da Vinci"


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