E’ battipagliese il presidente di Arcigay salernitano

  

È Pasquale Quaranta, il presidente dell’Arcigay di Salerno. 22 anni, giornalista, laureando in Scienze della Comunicazione, da due anni ha fondato l’Associazione di Cultura Omosessuale “Federico Garcia Lorca” di Salerno, affiliata ad ArciLesbica nazionale (Associazione che difende i diritti delle donne che amano donne).

Pasquale Quaranta

Pasquale Quaranta

“Gli obiettivi — spiega Quaranta — restano immutati: lotteremo ogni forma di pregiudizio, discriminazione ed intolleranza contro le persone omosessuali, promuovendone la visibilità. Ci batteremo contro le discriminazioni basate sul’orientamento sessuale, contro le discriminazioni nel mondo del lavoro, appoggiando le proposte di legge in tal senso con manifestazioni, raccolte di firme e quan’altro risulti necessario (presentazioni di libri, mostre, dibattiti). Cercheremo di produrre proposte, sul piano politico e legislativo. Vogliamo interloquire con le istituzioni, i partiti, i sindacati per migliorare la vivibilità delle persone omosessuali a Salerno e in tutta la provincia”.

Qual è il problema più difficile da affrontare?

“Bisognerà far capire alla gente che l’omosessualità non è una malattia, un vizio, una perversione o un peccato ma un orientamento sessuale come quello eterosessuale. A Salerno, oppure a Battipaglia, non se n’è mai parlato, almeno non apertamente. Le persone omosessuali hanno paura di venire “allo scoperto”, come si dice, perché si scontrano ogni giorno con una società che non riesce a concepire un fatto molto semplice, per certi aspetti banale: esistono ragazzi che amano ragazzi, donne che amano donne, così come ci sono ragazzi che amano ragazze e donne che amano uomini (e viceversa, naturalmente).

Ora, partendo da questo dato di fatto, non vedo perché i gay e le lesbiche debbano essere additate come “diversi” o derisi. Questo mi sembra ingiusto. La mentalità deve cambiare, troppi omosessuali ogni giorno pagano il prezzo di questa ignoranza, di queste incomprensioni… e tacciono. Io invece dico che devono parlare, liberarsi da un anonimato che non rende giustizia ai loro affetti. Come sarebbe bello vedere una coppia di ragazzi o una coppia di ragazze camminare per strada, a Battipaglia, tenendosi per mano, serenamente, come le altre coppie etero. Ognuno di noi dovrebbe contribuire a creare un clima di accoglienza, non di ostilità”.

Cosa vorresti dire ai ragazzi gay, alle ragazze lesbiche che nascondono la loro identità omosessuale?

“Innanzitutto devono sapere che essere gay, lesbica o bisessuale non è una cosa anormale ma è un modo come un altro di amare. È normale essere confusi; spesso ci vuole un sacco di tempo per conoscersi e capire chi si è. Poi è importante dire che non sono gli unici al mondo. Già sapere che a Salerno c’è l’Arcigay e l’ArciLesbica mi sembra un fatto rilevante, rappresenta un sostegno e un aiuto concreto nell’accettazione di se stessi. Perché molte persone omosessuali non si accettano, non accettano il loro orientamento sessuale, a causa dei pregiudizi e dell’omofobia degli amici, dei parenti, molto spesso della famiglia. In questo senso anche i genitori dovrebbero sforzarsi di capire cosa stanno vivendo i loro figli: se sono in difficoltà, vanno aiutati e non condannati”.


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