Io c’entro. Anch’io

  

Presente

In Italia il 4,2% dei gay è HIV+ (sieropositivo). La percentuale è superiore nelle aree metropolitane (4,7%) e nel Nord (5,2%); aumenta, inoltre, con l’aumentare dell’età: tra gli under 25 è dello 0,4%, tra i 26-30enni del 2,7%, tra i trentenni è del 5,8% e tra gli ultra-40enni raggiunge il 9,7%. Ce lo dice la ricerca MODI DI (www.modidi.net), che abbiamo appena terminato. Un altro dato: il 3,4% delle coppie gay ha entrambi i partner HIV+ ed il 5,6% uno HIV+ e l’altro HIV- (coppia ‘siero-discordante’). Anche se non se ne parla e sembra quindi non esistere, queste statistiche dimostrano con forza che l’infezione da HIV rimane una questione importante per la nostra comunità. Non si tratta, del resto, di una problematica esclusivamente maschile. È vero che l’Istituto Superiore di Sanità non ha mai registrato, in Italia, nemmeno un caso di trasmissione sessuale del virus tra donna e donna (…ma ha degli strumenti di rilevazione adeguati?); è vero che la prevalenza dell’HIV tra le lesbiche è di molto inferiore a quella dei gay: 0,4% (che non è però ‘zero assoluto’!); è altrettanto vero, però, che le lesbiche non sono di per sé immuni, visto che, tra l’altro, in media fanno sesso anche con l’altro genere molto più dei gay: il 22,4% delle prime rispetto all’11,7% dei secondi.

Passato

Concentriamoci su tutte le cose che abbiamo fatto come Arcigay sull’HIV/AIDS, in questi anni. Molte, indubbiamente. Che messaggi di salute abbiamo inviato? Di vario tipo, ma sempre con una comune impostazione di fondo “Non infettarti”. È un messaggio fondamentale, certo, che guarda però soltanto ad una parte della realtà. Cosa abbiamo infatti comunicato a chi è già entrato in contatto con il virus? Il rischio è che abbiamo detto loro, esagerando i toni: “Non so che dirti”, “Non c’è più nulla da fare”, “Non ci riguardi (più)”, “Rivolgiti a qualcun altro”.

Futuro

Siamo in un periodo di idee e di programmi in vista di futuri migliori. Anche come Arcigay vogliamo dire: “Io c’entro”.

Le persone gay, lesbiche o bisessuali HIV+ sono parte della nostra comunità e della nostra associazione, al pari di tutte le altre. Vogliamo garantire anche a loro piena voce e visibilità, rispettando in ogni caso la specificità ed il valore delle organizzazioni più specializzate di noi sui temi dell’HIV/AIDS (LILA, Nadir, ASA, NPS…).

Talvolta nel nostro lavoro abbiamo messo in secondo piano le persone gay, lesbiche o bisessuali HIV+. Ci impegniamo a rimediare a questo errore, ad esempio investendo le stesse risorse che abbiamo dedicato alla faccenda della donazione del sangue ad una serie di altre questioni per loro più cruciali, come le discriminazioni sul posto di lavoro e all’interno della nostra stessa comunità, oppure la tutela della salute propria e del partner nelle coppie siero-discordanti.

Vogliamo ampliare i nostri orizzonti in fatto di promozione della salute. Non soltanto, quindi: “Non infettarti”, ma anche: “Non re-infettarti”; non soltanto, quindi: “Stai in salute lontano dal virus”, ma anche: “Puoi vivere al meglio delle tue possibilità, nonostante l’infezione”. Non è una scommessa semplice. C’è da rivedere il nostro modo di fare, c’è da ideare nuovi percorsi, c’è anche da studiare. Con il sostegno di tutti e di tutte ce la possiamo però fare. Aiutateci a conoscervi meglio, per diventare più sensibili alle differenze, più rispettosi e più efficaci — più l’Arcigay che vogliamo.


  •