Lotta all'AIDS
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Italiani più avanti della politica

La maggioranza degli Italiani vuole un riconoscimento per tutte le unioni e crede che l’amore sia universale e non faccia discriminazioni tra i generi e gli orientamenti.” – dichiara Aurelio Mancuso, presidente nazionale Arcigay – “Perciò invitiamo questa maggioranza silenziosa a scendere in piazza con noi nella stagione dei Pride: facciamo sentire la nostra voce, diamo una sveglia alla politica che non parla più di diritti civili e chiediamo un riconoscimento pubblico per le relazioni e le famiglie lesbiche e gay.”

“Invitiamo tutti questi italiani e queste italiane che sono stanchi di una classe politica che si occupa di cose lontane dalla realtà a partecipare al Pride romano di domani 13 giugno 2009 e al Pride nazionale di Genova del 27 giugno per manifestare che c’è ancora un’Italia che fa la differenza e che vuole essere inclusiva ed accogliente.”

“Gli Italiani sono già pronti per essere al pari col resto d’Europa, la nostra vergogna è quella di avere una classe politica che è incapace di tradurre questa carenza legislativa e di riconoscere pubblicamente e giuridicamente milioni di unioni lesbiche e gay.” – conclude Mancuso – “Nonostante la campagna d’odio delle gerarchie vaticane, la società italiana continua a sostenerci fortemente e si dimostra più libera da pregiudizi di chi la rappresenta, grazie anche alla nostra azione quotidiana di relazione con la cittadinanza nei territori.”

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COMUNICATO STAMPA EURISPES
 
Pride: orgoglio e pregiudizi
 
Il primo Rapporto sulla condizione omosessuale in Italia realizzato dall’Eurispes è del 1989. Ancora oggi l’inchiesta svolta grazie all’analisi delle risposte fornite da 2.044 omosessuali, rimane un punto di riferimento nel trattare le problematiche legate a questo specifico universo. Un percorso di ricerca che è stato sviluppato dall’Istituto negli anni attraverso gli studi, il monitoraggio continuo delle evoluzioni del fenomeno e periodiche rilevazioni campionarie, consapevole che, ad oggi, la “questione omosessuale” rimane ancora un tema aperto non solo nel nostro Paese, ma anche in ambito internazionale.

Anche nell’edizione del Rapporto Italia 2009, l’Eurispes ha svolto un’indagine per sondare le opinioni e gli atteggiamenti degli italiani nei confronti dell’omosessualità. La rilevazione è stata effettuata su tutto il territorio nazionale su un campione di 1.118 cittadini rappresentativi della popolazione italiana.

La maggioranza degli italiani (52,5%) afferma di considerare l’omosessualità una forma di amore come l’eterosessualità. Un terzo (33,3%) dichiara invece di poterla tollerare solo se non ostentata, mentre quasi un italiano su dieci (9,3%) la definisce immorale.

Confrontando questi risultati con quelli ottenuti nella precedente indagine, svolta nel 2003, è leggermente aumentata la quota di chi equipara l’amore omosessuale a quello eterosessuale (dal 49,2% al 52,5%), mentre sono rimaste sostanzialmente stabili le percentuali riferite a quanti sopportano l’omosessualità, ma solo se non espressa (32,8% nel 2003) e di chi la ritiene immorale (10,3% nel 2003).

In generale, non sembra dunque ci siano stati negli ultimi anni grandi spostamenti d’opinione rispetto alla concezione della condizione omosessuale. Più propense le donne, rispetto agli uomini, ad accettare incondizionatamente l’omosessualità: il 55% la ritiene una forma d’amore come l’eterosessualità, contro il 50,1% dei maschi. Quest’ultimi sono più numerosi tra coloro che accettano solo l’omosessualità non ostentata (35% contro 31,5%). Fra i giovani sono decisamente più numerosi che fra i soggetti più maturi e, ancor più, fra gli anziani, coloro che definiscono l’omosessualità una forma d’amore come l’eterosessualità: il 61% dai 18 ai 24 anni, il 62,1% dai 25 ai 34 anni, il 54% dai 35 ai 44 anni, il 49,8% dai 45 ai 64 anni ed il 33,9% dai 65 anni in su. All’aumentare dell’età cresce la percentuale di chi accetta l’omosessualità soltanto se non viene ostentata. L’opinione che l’omosessualità sia immorale è maggiormente diffusa tra gli anziani (17,2%).

Ad un più alto grado del titolo di studio corrisponde un atteggiamento più positivo nei confronti dell’omosessualità. La percentuale di chi la equipara all’eterosessualità cresce quindi in misura esponenziale all’innalzarsi del titolo di studio: 19% fra chi possiede la licenza elementare o è privo di titolo, 40,8% fra i possessori di licenza media, 54,4% fra i diplomati, 60,3% fra i laureati.

Al contrario, quanto più è basso il livello d’istruzione tanto più viene considerata immorale l’omosessualità: il 32,8% di chi ha la licenza elementare o nessun titolo, il 13% di chi ha la licenza media, il 9,1% di chi ha il diploma di maturità e solo il 4,6% dei laureati.

La larga maggioranza dei cittadini di sinistra (74,2%) considera in ugual modo l’amore eterosessuale e quello omosessuale; lo stesso si osserva in più della metà di quanti si definiscono di centro-sinistra (58,5%), a fronte di percentuali decisamente più contenute di quelli di centro (41,7%) e, soprattutto, di centro-destra (32,7%) e di destra (31,1%).

Inoltre, l’omosessualità viene tollerata soltanto se non viene ostentata nel 49,5% dei casi a centro-destra, nel 44,8% al centro, nel 36,5% a destra. Fra coloro che si riconoscono politicamente nella destra risulta nettamente superiore alla media la percentuale di chi considera immorale l’omosessualità (29,7%), a fronte del 4,8% del centro-sinistra e del 5,5% della sinistra.

Quale sarebbe la reazione se il proprio figlio rivelasse di essere omosessuale? Il 53,5% dopo una prima reazione di sorpresa accetterebbe la circostanza senza alcun problema. Il 13,7% tollererebbe il fatto, ma chiederebbe al figlio di non parlarne più, il 12,7% non riuscirebbe ad accettarlo. Solo una minoranza (2,2%) porterebbe il figlio da un medico pensando che si tratti di un problema momentaneo.

Nel confronto con il 2003 risultano in calo coloro i quali accetterebbero col tempo l’omosessualità del proprio figlio (dal 59,9% al 53,5%), mentre sono in aumento coloro che tollererebbero il fatto ma chiederebbero al figlio di non parlarne più (da 9,1% a 13,7%) e coloro che non riuscirebbero ad accettare la notizia (da 8,6% a 12,7%). È però diminuito il numero di quanti porterebbero il figlio da un medico (dal 7,8% al 2,2%). Le donne in generale si dichiarano più propense ad un atteggiamento di maggiore comprensione verso i figli che confessano la propria omosessualità: il 57,1% dopo la sorpresa iniziale non avrebbe problemi ad accettare la condizione omosessuale, contro il 49,9% degli uomini.

I soggetti più maturi (dai 65 anni in su) risultano i meno disposti ad accettare l’eventuale omosessualità dei loro figli (solo il 41,1% dopo la sorpresa della scoperta non avrebbe problemi).

Gli abitanti del Nord-Est sono quelli che manifestano la maggiore propensione ad accettare senza grandi problemi l’ipotesi dell’omosessualità dei propri figli (71,2%); l’accettazione prevale anche al Nord-Ovest (56,2%) e al Centro (58,4%); più contenuta la percentuale registrata al Sud (43,6%), dove sono anche più numerosi della media coloro che tollererebbero ma chiederebbero al figlio di non parlarne più (23,7%) o porterebbero il figlio da un medico (6,6%). Le Isole sono l’unica area nella quale prevale la percentuale di chi dichiara che non riuscirebbe ad accettare la circostanza (36,4%).

All’innalzarsi del livello di istruzione aumenta la quota di quanti accetterebbero l’omosessualità del figlio: solo il 25,9% di chi possiede la licenza elementare o è privo di titolo, il 42,9% di chi ha la licenza media, il 56,8% dei diplomati, il 58,4% dei laureati. In modo corrispondente si abbassa, all’innalzarsi del titolo, la quota di chi non riuscirebbe ad accettare la circostanza (il 22,4% dei privi di titolo o possessori di licenza elementare contro il 9,2% dei laureati). Per quanto riguarda l’area politica di appartenenza spostandosi da sinistra a destra diminuisce costantemente la percentuale di chi si dice pronto ad accettare senza problemi l’omosessualità del proprio figlio dopo un iniziale momento di disorientamento: il 69,8% dei cittadini di sinistra, il 60% di quelli di centro-sinistra, il 50% di quelli di centro, a fronte di un più contenuto 38,5% di quelli di centro-destra e del 33,8% di quelli di destra. A destra, sono più alte, rispetto alla media, le percentuali di chi porterebbe subito il figlio da un dottore (10,8%) e di chi tollererebbe la cosa ma chiederebbe di non parlarne più (23%): tutti valori superiori alla media.

Unioni civili: non più tabù. Il 58,9% degli italiani si dice favorevole ad una forma di riconoscimento giuridico delle unioni omosessuali. Il 40,4% ritiene che le coppie omosessuali abbiano diritto di sposarsi con rito civile, il 18,5% è invece contrario al matrimonio, ma favorevole alle unioni civili. Oltre un terzo dei cittadini (35,9%) è invece contrario a qualunque tipo di riconoscimento.

Nell’indagine svolta sul tema nel 2003 veniva chiesta la posizione dei cittadini in merito al matrimonio civile per le coppie omosessuali. Il 51,6% si diceva d’accordo, il 41,7% contrario. L’opportunità di prevedere anche l’unione civile, piuttosto che il vero e proprio matrimonio, ha probabilmente spinto alcuni ad accettare una forma di riconoscimento per le coppie gay, determinando un abbassamento della quota dei contrari in assoluto.

Tornando all’indagine del 2009, gli uomini si dimostrano favorevoli ai matrimoni omosessuali in percentuale leggermente superiore alle donne (43% contro 37,8%), che invece sono più spesso di loro favorevoli alle unioni civili (20,7% contro 16,3%).

Oltre la metà dei giovani è favorevole all’ipotesi di introdurre il matrimonio civile per le coppie omosessuali; la percentuale si abbassa dai 35 anni in su scendendo fino al 20,6% fra gli ultrasessantacinquenni, il 58,3% dei quali è contrario ad ogni forma di riconoscimento giuridico. Al Nord-Ovest (54,8%), Nord-Est (47,8%) e Centro (41,6%), prevalgono i sostenitori del matrimonio civile per le coppie gay. Al Sud il campione si spacca tra favorevoli ad una forma di riconoscimento (matrimonio 25,3% o unione civile 28,4%) e contrari a qualunque riconoscimento (43,2%), nelle Isole la maggioranza (53,2%) è contraria ad ogni forma di riconoscimento. Se oltre la metà (58,6%) di quanti sono privi di titolo o con licenza elementare e la percentuale più elevata di quelli con licenza media (45,1%) ritengono che alle coppie gay non debba essere consentito l’accesso a nessuna forma di riconoscimento legale dell’unione, i contrari scendono a poco più di un terzo fra i diplomati (36,7%) e al 27,6% fra i laureati. Il 66,5% degli elettori di sinistra è per il matrimonio civile per le coppie gay, contro il 48,5% a centro-sinistra, il 24% al centro, il 23,1% nel centro-destra e solo il 16,2% a destra. Similmente, la quota di chi si oppone sia al matrimonio sia alle unioni civili fra omosessuali cresce notevolmente nel passaggio da sinistra a destra: solo il 12,6% nel sinistra, il 29,6% nel centro-sinistra, il 41,7% nel centro, la metà (51%) nel centro-destra e ben il 66,2% nella destra.

Ancora più deciso il no all’adozione. Per quanto riguarda la possibilità per una coppia omosessuale di adottare un bambino, solo una minoranza si dice favorevole: 19%, meno di un italiano su cinque; a fronte del 69,1% dei contrari. La quota dei favorevoli si è inoltre ridotta di otto punti percentuali rispetto al 2003 (27%), il che indica un ritorno di parte dell’opinione pubblica su posizioni più conservatrici.

Il 21,8% delle donne crede che una coppia omosessuale stabile abbia diritto di adottare un bambino, contro il 16,2% dei maschi. La percentuale dei favorevoli diminuisce all’innalzarsi dell’età: 28,8% fra i 18-24enni, 22,8% fra i 25-34enni, 17,7% tra i 35-44enni, 19,3% tra i 45-64enni, solo 6,1% tra gli over65. I favorevoli all’adozione di bambini da parte di omosessuali sono numerosi soprattutto al Nord-Est (26,9%) e al Nord-Ovest (21,4%), meno al Sud (12,8%) e nelle Isole (13%). I favorevoli aumentano, invece, all’innalzarsi del titolo di studio, passando infatti dal 5,2% dei soggetti senza titolo o con licenza elementare, all’11,4% di quelli con licenza media, al 19,2% dei diplomati, fino al 24% dei laureati. Il 38,5% di quanti si dichiarano di sinistra ritiene che le coppie omosessuali dovrebbero avere la possibilità di accedere all’adozione, seguito dal 21,9% di quelli di centro-sinistra, dal 13,5% di quelli di centro, per scendere al 7,7% di quelli di centro-destra e al 2,7% di quelli di destra.

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