
Intervento Cassero Rivolta ‘26
Fare il pride nel 2026 significa decidere di opporsi alla sensazione di isolamento e impotenza che ci dà questa realtà di guerra, genocidio e crisi globale. Organizzarsi, scendere in piazza, festeggiare la gioia di essere trans e frocie e gridare la rabbia contro chi ci vuole cancellare è ancora necessario. È ancora possibile. Ed è per questo che vogliamo esprimere la nostra solidarietà alle compagne di Budrio, sotto attacco delle destre proprio per aver organizzato un Pride, e a tutte le compagne che ancora vengono censurate e ricattate da chi vuole rimuoverci dallo spazio pubblico.
Questo governo ha un’ossessione per il controllo su chi siamo, su come viviamo, su cosa possiamo sapere di noi stess*. L’approvazione della legge Valditara va proprio in questa direzione.
EDUCAZIONE
La legge Valditara non è educazione: è censura. Con il pretesto del «consenso informato», lo Stato decide cosa i/le bambini/e e i/le ragazze/i possono sapere delle proprie emozioni, delle proprie esistenze possibili e consegna ai genitori più conservatori un veto sull’educazione di tutti gli altri. Trasforma le scuole in spazi di omissione.
La legge Valditara è un attacco alla libertà di insegnamento del corpo docente, un tentativo di intimidazione nei confronti di un sistema scolastico già sottofinanziato e precarizzato. Portare i temi dell’identità sessuale in classe sarà da oggi in poi un rischio in tutte le scuole.
La legge Valditara è un attacco all’infanzia e all’adolescenza. E noi sappiamo bene cosa significa crescere senza sapere che esisti. Lo abbiamo vissuto sulla nostra pelle. L’ignoranza non protegge i bambini, li lascia soli.
Ma questa ossessione per il controllo dei corpi e delle identità non finisce nelle aule scolastiche. Ha un’altra faccia e si chiama sicurezza.
SICUREZZA
I decreti sicurezza di questo governo hanno un preciso obiettivo: criminalizzare le persone vulnerabili e intimidire chi protesta. Rendere le piazze — questa piazza — un terreno da sorvegliare.
È lo stesso impulso della legge Valditara: decidere chi ha il diritto di esistere nello spazio pubblico, chi ha il diritto di parlare, chi ha il diritto di essere visto.
Non possiamo sentirci tutelate da un governo che dà sempre maggiore potere alle forze dell’ordine di fermare, schedare, usare la violenza. Non siamo al sicuro in un paese in cui vengono messi in discussione i principi di base della democrazia, molti dei quali sono già di per sé non garantiti per molt*.
Come persone LGBTQIA+ siamo esposte a diverse forme di violenza, spesso normalizzata, non riconosciuta. Sui social, per strada, nei media, in casa, in famiglia, a lavoro. Ma pensare che la soluzione a questa violenza strutturale e pervasiva sia la punizione, il carcere, significa ignorare la realtà. Vogliamo una rivoluzione culturale, che disarmi la violenza e che elimini le gerarchie di umanità per cui qualcun* diventa sacrificabile.
PALESTINA E PINKWASHING
Oggi abbiamo sfilato sotto lo slogan: No pride in genocide. Non esiste lotta per la liberazione che tolleri il genocidio come sfondo. Non possiamo invocare il diritto all’esistenza per noi e restare in silenzio sull’esistenza e la sopravvivenza di un popolo. Chi usa i nostri corpi come bandiera mentre partecipa, tace, o arma un massacro, non è nostro alleato. Non lo è mai stato.
Vogliamo dirlo molto chiaramente: un pride che non prende posizione su questo oggi è una manifestazione incoerente e complice. Ci viene chiesto: perché la liberazione del popolo palestinese sta a cuore ad un movimento che lotta per i diritti civili? Perché l’imperialismo occidentale, che per secoli ha esportato violenza, sessismo e omotransfobia in tutto il mondo, oggi difende ed esalta la propria superiorità anche in virtù di un’apertura ai diritti civili. La superiorità che arma il genocidio in Palestina nel silenzio della comunità internazionale rende possibili tutti i progetti di colonialismo e sottomissione dei popoli non occidentali.
Allora le nostre vite queer sono questo, un vessillo da sventolare quando bisogna segnare un confine tra la barbarie e la civiltà e da nascondere quando minaccia l’ordine sociale, la riproduzione, la famiglia naturale.
TRANS*
A minacciare l’ordine sociale e la divisione binaria dei generi sono soprattutto le persone trans. Per questo quando attaccano le persone trans*, attaccano il principio che ognuna di noi ha il diritto di definire sé stessa. Attaccano tutte noi.
Le persone trans* in questo paese aspettano anni per accedere a cure che hanno diritto di ricevere. Vengono patologizzate, ostacolate, abbandonate dai servizi. Con l’eventuale approvazione del nuovo dl Schillaci-Roccella questi percorsi diventerebbero ancora più inaccessibili e psichiatrizzanti. I percorsi di affermazione per le persone minorenni sono già stati bloccati e ostacolati pesantemente ritoccando i protocolli.
La stessa logica della legge Valditara, il corpo come territorio da governare, la stessa logica dei decreti sicurezza, l’esistenza fuori dalla norma come problema da gestire.
Vogliamo una legge sull’autodeterminazione di genere che rispetti le nostre identità e garantisca percorsi sicuri, accessibili, rapidi e dignitosi a tutte le persone trans* e non binarie. Vogliamo che la salute trans* entri nei consultori, negli ospedali, nella formazione dei medici. Non come questione di nicchia. Come diritto fondamentale.
Perché la libertà dei corpi è il cuore di ogni lotta che abbiamo citato oggi. E negarla è una forma di violenza estrema, inaccettabile. Ce lo ha insegnato bene Ciro Cascina, la nostra Madonna di Pompei, che proprio ieri è venuto a mancare ma che oggi sfila con noi con tutta la sua carica rivoluzionaria.
E con noi, oggi, ha manifestato anche Jacopo Camagni, artista di fama internazionale, che ha rivoluzionato il mondo con la sua arte, con i suoi disegni che trasformano la realtà senza mai chiedere il permesso.
Siamo qui oggi perché il pride è il momento in cui formuliamo e condividiamo le richieste e le prospettive politiche per come le vogliamo, senza compromessi. La forza di essere qui in decine di migliaia dietro a uno slogan così forte è qualcosa che difenderemo sempre.
Possono provare a cancellarci, ma noi resisteremo. Nelle scuole, nelle piazze, tutti i giorni.
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