Il vescovo di Bologna “ossessionato” dai gay

  

Da "’Unità" del 28.12.04 di Andrea Carugati
Coppie di fatto, Caffarra riapre lo scontro
«Non equiparare matrimonio e convivenze gay». Lo Giudice: «Crociata premoderna»
BOLOGNA È durata solo un paio di giorni la tregua natalizia tra l’arcivescovo Carlo Caffarra e l’anima laica dei bolognesi

Carlo Caffarra, arcivescovo di Bologna

Carlo Caffarra, arcivescovo di Bologna

Era l’antivigilia quando l’arcivescovo, incontrando i cronisti, aveva attinto a una delle più belle pagine di Guareschi per lanciare un messaggio conciliante, ricordando il Peppone che si commuove tenendo in mano la statuina del Bambinello. E invitando i concittadini a «sentire nella mani il calore di Dio». C’era stato anche un passaggio politicamente forte sulle armi «che devono cadere dalla mani dell’uomo, in modo che possa stringere le mani degli altri uomini».

A Santo Stefano, però, Caffarra ha cambiato musica. Ed è tornato su quella che Franco Grillini ha definito la sua «ossessione»: l’omosessualità. Nell’omelia alla chiesa del Meloncello, il vescovo ha affrontato il tema del matrimonio e delle altre unioni, tornando ad attaccare l’ipotesi di estendere diritti anche alle coppie di fatto, già definite «letale metastasi» dall’inserto bolognese di Avvenire.

«Una delle ragioni per cui si sta mettendo in atto una strategia per equiparare matrimonio e convivenze omosessuali- ha detto Caffarra – è che spesso non si percepisce più la ricchezza propria e specifica dell’essere-uomo, dell’essere-donna: soprattutto il mistero della femminilità è deturpato e violato nella sua ricchezza umana specifica». «Esiste, nel disegno divino, una connessione inscindibile tra matrimonio e famiglia- ha proseguito l’arcivescovo-, l’unico modo degno e giusto di dare origine alla vita umana; il luogo originario per educare la persona umana è la comunità coniugale posta in essere tra l’uomo e la donna dal matrimonio».

Caffarra ha poi affrontato il tema del diritto alla vita: «La dignità del bambino oggi è gravemente insidiata. In primo luogo perché non è più affermato il diritto assoluto alla vita fin dal momento del suo concepimento: si è chiamato diritto ciò che moralmente è un omicidio». «Ma è pure grave- ha continuato- l’attitudine sempre più condivisa nei confronti del concepimento, visto o come un male da evitare perché impedisce la propria soggettiva realizzazione o come un bene di cui si ha bisogno per la propria felicità. Nell’un caso come nell’altro, la persona prima ancora di esser concepita è vista già in rapporto e in ordine alla propria autorealizzazione: è strumentalizzata».

Immediata era stata la reazione di Franco Grillini, deputato Ds e presidente onorario di Arcigay: «Siamo ancora alla donna moglie, madre e serva del maschio: sono posizioni retrive, discriminatorie e anacronistiche- ha detto-. Non esiste alcuna contrapposizione sul piano del diritto e dei diritti tra famiglia tradizionale eterosessuale e coppie di fatto, comprese quelle omosessuali. Anzi, in tutti i paesi dove è stata approvata la normativa che allarga i diritti a tutti i nuclei familiari abbiamo assistito a un generale beneficio e un netto miglioramento della coesione sociale e della coesistenza civile per tutti. In Europa l’Italia rischia di rimanere il solo paese senza un riconoscimento dei diritti delle coppie di fatto».

«Mentre l’arcivescovo fa discorsi ideologici – ha proseguito Grillini – noi parliamo di assistenza ospedaliera, diritto alla casa, subentro nell’affitto, diritto all’eredità, assistenza morale e materiale reciproca. Ci spieghi l’arcivescovo come tutto ciò, che in Europa è un dato acquisito, possa essere considerato anche lontanamente un problema per le famiglie eterosessuali».

Sul tema ieri è intervenuto anche Sergio Lo Giudice, presidente di Arcigay e consigliere comunale Ds a Bologna: «Dispiace molto – ha detto – che l’arcivescovo di Bologna insista nella sua crociata premoderna contro le persone gay e lesbiche, che non chiedono altro che il riconoscimento delle loro loro relazioni affettive tramite un istituto, quella del Pacs (Patto di civile solidarietà), diverso e distinto dal matrimonio». «Mi sembra – ha detto Lo Giudice – che siano altri, dalla crescente povertà alla tragedia della guerra, i temi che meriterebbero una tale costanza di attenzione da parte del pastore della chiesa cattolica bolognese».


Da "’Unità" del 28.12.04 di Luca Bottura
Arci Preti

Il vescovo di Bologna, Carlo Caffarra, si è cimentato ieri con un tema a lui inusuale: l’omosessualità. Non contento del suo sito — che la cita 282 volte, come rilevato dal’ottimo Grillini — ha sfruttato la festa della famiglia per ribadire che «L’unione gay non è il matrimonio». Caffarra ha quindi equiparato le coppie gay alle coppie di fatto con figli, condannandole entrambe. Per la proprietà transitiva, avendo un figlio ma non essendo sposato, anch’io faccio parte di una coppia gay. Ecco, ora che c’è questa comunanza, posso chiedere una cortesia all’Arcigay? Quell’accidenti di musica della Salara, volete tenerla più bassa? Domenica notte mi sembrava di avere Tony Esposito sul cuscino, con tutte le sue percussioni del menga. E non ho dormito fino alle 5. Porca zozza. Grazie a tutti.


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