Evviva la destra artistica, abbasso i guitti di sinistra!

  

In tutto il dibattito, che si è sviluppato intorno alla fiction “Mio figlio”, andata in onda sulla rete ammiraglia della Rai in prima serata, è utile rilevare come non si levi nemmeno una voce artistica di sinistra. Il rumoroso silenzio degli intellettuali e dei tanti artisti più o meno impegnati e democratici (come si diceva una volta), è sintomo di un atteggiamento per noi non nuovo. A Lando Buzzanca e Lino Banfi non possiamo che dire: bravi!!! E confortarli ricordando loro che in Europa sono molti i leader politici, partiti, artisti ecc. conservatori che portano avanti le loro posizioni. Purtroppo viviamo in un Paese dove sui temi dei diritti civili e individuali la destra politica è becera (a parte alcune eccezioni) e la sinistra ipocrita e codarda. Da questo ne discende anche un panorama culturale sconfortante, quasi del tutto disinteressato rispetto ai temi dell’oggi, pauroso di non urtare la sensibilità di oltre tevere, che anzi è visto come un posto molto importante da raggiungere per un’ospitata piazza del colonnato, oppure nella gran sala dei ricevimenti per dare sfogo alla propria ugola o alla propria prosa, intervallate da doverose genuflessioni.

E’ tutto uno sgomitare per non sprofondare nel dimenticatoio, luogo oggi affollato da tante stelle e stelline e, quindi vero inferno per tanti con o senza talento. Certamente parlare di omosessualità è uno dei temi tabù, che non possono aiutare una carriera, quindi, meglio tacere o peggio, come è avvenuto anche in questi ultimi anni, magari raccogliere l’invito a partecipare a manifestazioni del movimento lgbt, per poi puntualmente dare forfait all’ultimo minuto con scusanti davvero coraggiose “scusami, ma forse mi fanno fare un programma in Rai… è meglio che non mi faccia vedere..” “mi dispiace, ma mi hanno detto che sarò ospite a Sanremo, questo significa che devo stare buona per un po’”..

Sempre in prima fila ai raduni della sinistra culturale, gli artisti e intellettuali democratici si dileguano quando si tratta di sostenere il movimento lgbt.

Buzzanca e Banfi, non sono certo i nuovi paladini dei gay, ma almeno hanno avuto il coraggio di difendere le proprie idee, scontrandosi con il proprio partito di riferimento (che tra l’altro in questo momento comanda in Rai); questa dignità gli artisti di sinistra non sentono di doverla avere.

Anzi c’è capitato in molte occasioni di godere sulle reti nazionali di performance comiche, oppure di talk show, dove il guitto di turno non si poteva trattenere dal lanciare battute omofobe o di stigmatizzare le orrende manifestazioni del Gay Pride.

Per nostra fortuna negli ultimi tempi alcuni bravi artisti omosessuali stanno emergendo e su di loro si può davvero contare: da Fabio Canino ad Alessandro Fullin, da Wladimir Luxuria a Mattia Boschetti, e tanti altri (escludendo Platinette su cui è meglio stendere una trapunta pietosa!).

Ma possiamo dirci soddisfatti? Assolutamente no! La codardia dell’immenso mondo artistico, giornalistico, intellettuale di sinistra (dove naturalmente esistono le eccezioni, ma guarda caso, di solito emarginate dagli entourage che contano) è lì a ricordarci, che il nostro bel paese è davvero un esempio a se stante, dove galleggia chi non disturba la cultura dominante nazional popolare di cui sono intrisi tanti, senza distinzione di area politica d’appartenenza.

Aurelio Mancuso


Da "Corriere della Sera" del 14.01.05 di Paolo Conti
Banfi: il centrodestra non sa difendere i suoi artisti
«Quelle critiche a Lando sono una stupidata. Anche io ho scritto un testo sul rapporto tra un padre e una figlia lesbica»

Lino Banfi e il cast di'Un medico in famigli'

Lino Banfi e il cast di’Un medico in famigli’

ROMA – Il Secolo d’Italia attacca Lando Buzzanca, attore di destra. Tutta colpa del film «Mio figlio». L’accusa è di voler «normalizzare l’anormalità». Ovvero l’omosessualità di un figlio. Che ne pensa, Lino Banfi? «Penso che Il Secolo sbagli. Un padre vero dovrebbe fare di tutto per far felice un figlio. E non è giusto considerare certi aspetti della realtà in modo ristretto. Vorrei vedere come si comporterebbe chiunque, indipendentemente dal credo politico, scoprendo l’omosessualità di un figlio».

Lei girò per Raiuno «Difetto di famiglia» con Nino Manfredi, che interpretava suo fratello, un gay anziano. Era il 2002. Se ne discusse…

«I dirigenti Rai avevano qualche paura, l’argomento era tosto. Ma lo affrontammo con grazia. E’ lì, il punto. Anche nel bel film di Lando c’è il padre che dice al figlio: "Adesso ti metti a fare la zoccola con un camionista". Nelle mani di un attore meno esperto di lui sarebbe diventato tutto vaccareccio, fetente. Invece Lando ha avuto misura».

Il centrodestra sbaglia a non difendere gli artisti «vicini»?

«C’è sicuramente un problema. Spesso lo hanno ammesso molti esponenti del centrodestra. Nel caso di Buzzanca a me pare un peccato. Perché prendersela con un bravo artista per una stupidata del genere? Ci sono molti intellettuali di centrodestra. C’è per esempio Albertazzi. E poi tanti scrittori, giornalisti. Forse li hanno curati poco. Peccato».

Lei è attore «non di sinistra»…

«Mai negato le mie simpatie per il centrodestra».

Forse per questo la sinistra non amò né lei né Buzzanca nelle commedie all’italiana?

«A dire la verità, ho sempre lavorato bene anche quando c’erano governi dell’Ulivo e sono adorato dal pubblico di sinistra. Per me il massimo sarebbe un governo Fini-Veltroni: due persone con tante affinità in comune… So che l’accoppiata fa ridere, ma Walter è l’unico candidato premier del centrosinistra per il quale potrei tradire il centrodestra. Lando? C’è stata ingenerosità: ha sempre fatto parte della serie A della cosiddetta serie B. Sulla tematica omosessuale, piuttosto, ho una novità personale».

Sarebbe, Banfi?

«Ho scritto una sceneggiatura con mio genero Fabio, "Piccoli padri". Racconta di un industriale del Sud che ha una figlia ormai quarantenne, da anni trapiantata in Francia. Dopo il funerale della moglie scopre che la donna vive da anni con una ragazza. Soffre, fatica, poi accetta. E quando sua figlia scoprirà di dover morire di leucemia, diventerà quasi il padre della "fidanzata" e la porterà in Italia. Lo vorrei interpretare con mia figlia Rosanna. Il tema è scottante, attualissimo. E aggiungo: normalissimo. "Piccoli padri" sono proprio quelli che non sanno e non vogliono capire».

Lei e Buzzanca avete avuto due vite parallele: siete passati dalla facile comicità alla fiction nobile. Come e perché succede?

«A casa la chiamano la Metamorfosi Banfiota. A me capitò per caso nel 1987. Giravo "Belli freschi" con Cristian De Sica. Ero travestito da donna: trucchi e parrucche. Mi prese un attacco di rabbia: guarda come sono conciato alla mia età, se mi vedesse papà, ma che sto a fare qui… Detti un pugno al muro e scoppiai a piangere. Il rimmel mi trasformò in un mascherone. Il regista Enrico Oldoini riprese tutto. La scena impressionò. E quando proprio Oldoini dovette sostituire Mastroianni nel progetto "Nuda proprietà", storia di due anziani costretti a vendere casa, si ricordò di quel pianto. Recitavo con una troupe italo-francese con Annie Girardot. I francesi erano scettici, ( «Banfì? C’est comique!» ). Poi videro che le mie lacrime erano vere. Si entusiasmarono. Si realizzava il mio desiderio: diventare attore completo, comico e drammatico, come i grandi della precedente generazione. Ho costruito mattoncino su mattocino la mia credibilità».

Da dove escono tutte quelle lacrime vere?

«Me lo chiese anche Ranieri di Monaco che mi vide nei ruoli seri e, da buon insonne, conosce la mia altra cinematografia. Gli risposi: "Ne ho piena la pancia dopo anni passati a dire porca putténa , basta aprire il rubinetto"».

E’ vero che non vuole tornare nei panni di Nonno Libero per la Rai e vuole emigrare a Mediaset?

«La verità è che quando si sta per finire una produzione di solito si chiede agli interpreti un’opzione, una disponibilità futura per una eventuale ripresa. Stavolta abbiamo chiuso, festeggiando un grande successo e salutandoci. Ma nessuno mi ha ha chiesto nulla. Io lo rifarei di cuore. Ho la gente che mi ferma per strada e me lo chiede… ma non dipende da me».


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