E le lesbiche dicono: “Sdoganate anche noi”

  

Tra loro ‘è la deputata (Titti De Simone), la manager (Imma Battaglia) e la conduttrice tv (Benedetta Emmer). Le sei signore della foto sono donne che amano altre donne. E si sono messe in posa per smentire il cliché che vorrebbe le lesbiche «maschi mancati». «Le lesbiche sono donne a tutti gli effetti», dice la scrittrice Valeria Viganò. «Siamo diverse dal’immagine da camionista del passato e non corrispondiamo ai fantasmi erotici su cui si sono costruite molte fantasie, in genere maschili. Lo sappiamo in privato ma nel sociale non siamo riconosciute. Mostrarsi per come siamo può essere utile».

L'articolo di Corriere Magazine sullo sdoganamento lesbico

L’articolo di Corriere Magazine sullo sdoganamento lesbico

La storia di questa immagine nasce da una copertina di Corriere Magazine (numero 4). Il personaggio: Nichi Vendola. Il titolo «Sdoganamento gay». E al’interno un articolo di Vittorio Zincone che sottolineava e documentava un mutamento epocale: ‘omosessualità non fa più scandalo. Anzi, entrati in politica e sui media, i gav sono praticamente trendy. Articolo che ha scatenato dibattiti sui siti gay.

E indotto Anna Paola Concia, responsabile nazionale per lo sport dei democratìci di sinistra e membro del direttivo Gay Left Ds, a scriverci una lettera. «Non è possibile che anche nella rappresentazione del mondo omosessuale, equamente distribuito tra donne e uomini, noi donne omosessuali ci dobbiamo sentire occultate anche da quel mondo della comunicazione che invece sta sdoganando gli omosessuali». Che tutta questa simpatia per i gay sia un tributo alla solita preponderanza maschile? «Carta stampata e tv si sono focalizzate solo sui maschi, si potrà parlare di sdoganamento quando anche le donne saranno intervistate e invitate a raccontarsi», dice Anna Paola Concia che solo quattro anni fa aveva rifiutato u’intervista perché non ancora pronta a svelarsi. «So bene che ‘è evidentemente un problema con la visibilità delle donne omosessuali: ostentiamo la sessualità meno degli uomini e in questi anni siamo molto cambiate».

Lontano è il periodo del femminismo e del’estetica maschilizzante, sostenuta dal cinema, che faceva coincidere ogni lesbica con un camionista con le tette. «Io stessa sono cambiata», continua. «Nonostante la corporatura da ex atleta sottolineo la mia femminilità, mi trucco e metto abiti attillati che fanno risaltare curve e tette. L. World fa scuola ed è stato un successo anche in Italia».

Anna Paola lavora nel partito dove Gay Left ha ottenuto qualche risultato al’ultimo congresso Ds: ‘impegno di Piero Fassino e del’intera assemblea a mettere nel programma elettorale la legge sul Pacs, il patto civile di solidarietà che darebbe già una buona risposta allo sdoganamento sociale delle coppie gay. Ma cosa servirebbe nella pratica perché le lesbiche si sentissero meno isolate? «Più attenzione dei media, non descriverci come macchiette e stereotipi perché abbiamo vite normali e lavoriamo in tutti i settori della società. Ma occorre anche il coming out di donne forti che però preferiscono sostenere u’immagine pubblica pacificata anche se proprio la loro forza non la incrinerebbe. So bene che bisogna lavorare per rafforzare la propria identità. lo ho fatto coming out dopo aver iniziato ‘analisi. Mi ha cambiato la vita nel lavoro e nel partito. Ma anche nel quartiere. Mi è capitato con ‘omino del’acqua. Volevo ritirarla e lui mi ha fermato: "’ha già presa la sua signora". Molto della causa della nostra assenza, e conseguente accettazione, è dovuta alle consuetudini ma una buona dose alla stessa nostra paura del’omosessualità». E anche per questo le lesbiche attiviste contano su visibilità e parola.

«Le lesbiche sono la voce di u’immagine fuori campo, difficile quindi riconoscerci», dice Delia Vaccarello. «Le nostre parole si cominciano a sentire con romanzi, e letteratura. Nel’antologia che curo scrivono anche altre donne. La donna lesbica riunisce seduzione e protezione materna, sentimenti ed emozioni in cui si riconosce tutto il mondo femminile». Quello che manca è un volto pubblico, una specie di testimonial. «Quando io ho fatto coming out», continua Vaccarello, «addirittura per ottenere ‘assistenza sanitaria per la mia compagna non ‘erano precedenti. Ma è stata una liberazione, ha arricchito la rma professione ed è diventata comunicazione. Mi ha telefonato Gianni Riotta per esprimere solidarietà e un cugino che non sentivo da anni. A noi mancano i modelli pubblici in cui identificarci. E alla società i modelli per capire che non siamo pornografiche come ci ha descritto molta stampa. Finché resta quel’immagine non avremo mai spazio nella sfera pubblica».


SEBBEN CHE SIAMO DONNE

Valeria Viganò, scrittrice, traduttrice, editorialista. Autrice di "Prove di vita separate" (Rizzoli) e "Il piroscafo olandese" (Feltrinelli)

Titti De Simone, deputato Prc. ‘ stata la prima donna omosessuale dichiarata a essere eletta in Parlamento.

Anna Paola Concia, responsabile nazionale sport Ds, fa parte del direttivo di Gay Left Ds

Benedetta Emmer, autrice e conduttrice di "Good as you", programma di Canal Jimmy.

Imma Battaglia, manager di una società americana di information technologu e presidente di Digayproject

Delia Vaccarello, giornalista del’Unità e curatrice di "Principesse Azzurre", antologia di racconti ‘amore (Mondadori)


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