Primo caso in Italia di permesso di soggiorno gay

  

Primo caso in Italia di permesso di soggiorno “gay”. E’ quello di Mohammed, immigrato 24enne proveniente dal Senegal, che ha ottenuto dal giudice di pace di Torino, Giuliana Bologna, una sentenza che ne decreta, primo caso in Italia, l’impossibilità di espulsione dal nostro paese perché, in quanto omosessuale, sarebbe perseguito dalla legge del suo stato di origine.

Coppia gay

Coppia gay

“Si tratta di una decisione inedita e di un segnale incoraggiante — commenta il presidente nazionale di Arcigay, Sergio Lo GiudiceLe istituzioni italiane devono riconoscere che le persone omosessuali sono spesso perseguite dalla legge, talvolta anche attraverso pena di morte e incarcerazioni, in molti paesi del mondo. E’ dovere di tutti i paesi liberi e civili accogliere e proteggere le persone che fuggono dalla repressione razzista e chiedono ospitalità”.

"Arcigay – aggiunge Lo Giudice – accoglie e rilancia ‘appello lanciato oggi da Paolo Hutter – l’esponente dei Verdi che ha presentato stamattina il caso di Mohammed in una conferenza stampa – Invitiamo le persone omosessuali che sono venute nel nostro paese per fuggire da situazioni di persecuzione e repressione a rivolgersi alle nostre sedi. Noi saremo al loro fianco nella richiesta di asilo politico o, comunque, nel ricorso contro ‘espulsione".

“Questa sentenza — osserva Raffaele Lelleri, sociologo specializzato sui temi dell’immigrazione, consulente di Arcigay — è figlia della parziale bocciatura da parte della Corte costituzionale delle legge Bossi-Fini sull’immigrazione. La Consulta ha infatti imposto che agli immigrati sottoposti a provvedimento di espulsione fosse garantita la sentenza di un tribunale. Il Governo ha disposto che il compito spettasse al giudice di pace. Questo è un primo importante pronunciamento”.

In quattro paesi islamici gli omosessuali sono tutt’oggi sottoposti alla pena di morte: Iran, Arabia Saudita, Mauritania e Sudan. Altri 20 paesi musulmani puniscono comunque duramente gli atti omosessuali. I rapporti omosessuali rimangono reato in altri 70 paesi, tra cui la Cina. Una risoluzione per la difesa dei diritti umani delle persone omosessuali è stata proposta all’Onu l’anno scorso da parte del Brasile, che ha dovuto però ritirarla, di fronte alla sorda opposizione del Vaticano e di molti paesi islamici.

Arcigay è attiva sul tema della discriminazione anti-gay anche presso le comunità straniere e in un contesto multiculturale. Per due anni, ad esempio, ha coordinato, tramite Lelleri, il programma europeo Quba, per la lotta contro le discriminazioni fondate sull’orientamento sessuale e l’origine etnica. Il programma, biennale, si è svolto nel corso del 2003 e del 2004. Obiettivo di Quba era la professionalizzazione degli addetti dei centri contro le discriminazioni con approccio orizzontale, che tenga cioè conto della discriminazione incrociata su molteplici aspetti della persona. Il programma europeo ha coinvolto circa 415 persone, provenienti da circa 60 diverse associazioni sia gay che di immigrati, tra l’Emilia Romagna e la Toscana.

Grazie al progetto europeo QUBA, di cui Arcigay è partner, è stato attivato qualche mese fa il gruppo di discussione su Yahoo MIGRA_GLB, che mira a scambiare informazioni, suggerimenti, esperienze e materiali sulle persone migranti gay, lesbiche e bisessuali.

Il gruppo è rivolto alle persone GLB migranti, alla comunità GLB italiana e a tutti coloro che si occupano di migranti nel nostro Paese.

Se siete interessati, iscrivetevi a questo indirizzo

http://it.groups.yahoo.com/group/migra_glb


Nota stampa di Franco Grillini e Sergio Lo Giudice

Roma, 4 febbraio 2005

Sono almeno 4 i paesi nei quali l’omosessualità è punita con la pena di morte e ben 80 i Paesi nei quali l’omosessualità è punita con il carcere.

In Italia gli omosessuali provenienti da quei paesi hanno il diritto di asilo secondo la Convenzione di Ginevra del 1951 recepita dal nostro Paese e protetta da altre convenzioni internazionali.

Invitiamo tutti gli omosessuali extracomunitarie provenienti da quei paesi a chiedere il diritto di asilo.

Per farlo è possibile rivolgersi alle sedi di Arcigay che offre assistenza legale, informazioni e supporto per la regolarizzazione.

E’ possibile inoltre rivolgersi ad associazioni non governative come, ad esempio, Amnesty International e Caritas.

Ricordiamo che è in discussione in Parlamento una bozza di legge organica sul diritto all’asilo che tra motivi per la richiesta di asilo cita espressamente la discriminazione sulla base dell’orientamento sessuale.

Ribadiamo, inoltre, il nostro disappunto per le affermazioni offensive, omofobe e razziste del Ministro Calderoli.

Franco Grillini, deputato DS, Presidente onorario Arcigay
Sergio Lo Giudice, Presidente nazionale Arcigay


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