Gli arresti dei “contronatura” in India

  

15 gennaio 2006

Lo scorso 4 gennaio quattro uomini sono stati arrestati a Lucknow, in India, accusati di aver dato vita a un "racket gay" attraverso l’utilizzo del sito guys4men.com. La polizia ha detto che i quattro sono stati arrestati mentre compivano atti "contronatura" — in questa formula vengono compresi i rapporti anali, orali e la masturbazione reciproca — in un parco cittadino. Se questa accusa venisse dimostrata, i quattro incorrerebbero nelle pene previste dal famigerato articolo 377 del Codice Penale che prevede la condanna da due anni di reclusione all’ergastolo.

La versione fornita dalla polizia, però, stando alle denunce degli attivisti di Human Rights Watch, delle associazioni gay e di quelle per la prevenzione dell’Hiv/Aids, non sarebbe veritiera.

A quanto ha ricostruito una delle Ong di Lucknow che si occupano di Aids, il Bharosa Human Rights, la polizia si sarebbe infiltrata nel sito Internet dove si sarebbe imbattuta nel profilo di uno dei quattro che conteneva anche il numero di cellulare. Risaliti all’utenza, lo avrebbero prelevato dalla propria abitazione conducendolo in un albergo dove, attraverso pressioni e sequestrandogli il telefono mobile, sarebbero risaliti agli altri tre nominativi. L’uomo è stato costretto a dar loro appuntamento in un ristorante e, al loro arrivo, sono stati anch’essi arrestati.

Manifestazioni contro gli arresti si sono tenute in alcune città dell’India — Mumbai, Delhi, Bangalore e Kolkota — mentre un gruppo di legali e di attivisti si è recato a Lucknow e è stata avanzata richiesta per la loro scarcerazione.

La polizia di Lucknow non è nuova a iniziative di questo genere. Nel luglio del 2001, nel corso di un raid negli uffici del Bharosa e della Naz Foundation, un’altra Ong che si occupa di prevenzione all’Hiv/Aids, arrestò quattro attivisti. I materiali di prevenzione vennero considerati "osceni" e i quattro accusati di venderli. Inoltre, vennero accusati di associazione a delinquere di aver dato vita a un giro di prostituzione per gay.

Solo una forte campagna internazionale di denuncia fece sì che, dopo ben 47 di carcerazione in condizioni terribili, i quattro venissero rilasciati e le accuse fatte cadere.

Qualche tempo dopo, la Naz Foundation si rivolse all’Alta Corte di Delhi chiedendo che l’articolo 377 non venisse applicato quando gli atti sessuali riguardino persone che abbiano raggiunto l’età del consenso. Il Governo della Repubblica Indiana — allora era al potere il BJP, il partito induista conservatore — sostenne che l’articolo in questione serviva per assicurare uno sviluppo "sano" della società. A tuttora l’Alta Corte non si è ancora pronunciata.

In India la repressione contro le omosessualità si accompagna ad un peso crescente delle associazioni gay, supportate dalle organizzazioni che si battono per il rispetto dei diritti umani e dalle Ong che lavorano nella prevenzione dell’Hiv/Aids. Forse sta anche in questa "emersione" delle tematiche omosessuali una certa accentuazione delle azioni repressive. Sull’edizione online del Times of India (TOI), alcuni giorni fa è apparso un articolo riferito a un villaggio del Punjab, Mirpur Jattan, situato nel distretto di Nawanshahr, il cui Panchayat, una sorta di Consiglio comunale, ha dato il "primo avvertimento" a due donne che vivono assieme accusandole di lesbismo e invitandole ad abbandonare l’abitato. Secondo il "sarpanch" (il capo del Panchayat), Balihar Singh, il sospetto che le due giovani donne vivano come conigui è nato per il fatto che una di loro si comporta come un uomo, vestendo come un maschio e comportandosi "da marito". Balihar ha chiarito che se le due ragazze non se ne andranno il Panchayat porrà la questione all’amministrazione distrettuale perché questa situazione "corrompre le menti dei giovani del villaggio".


16 gennaio 2006

Sono stati rilasciati su cauzione tutti e quattro gli arrestati a Lucknow, India, accusati di atti "contronatura" e di avere dato vita ad un "racket gay". L’annuncio è stato dato da GayBombay, una delle organizzazioni più attive nel subcontinente indiano. "Le fondamenta sulle quali si basava l’arresto erano molto dubbie — si legge in un comunicato del gruppo — anche per la mancanza di prove". L’articolo 377, la norma del Codice penale indiano che sanziona gli atti "contronatura" con pene che vanno da un minimo di due anni di carcere fino all’ergastolo, prevede infatti che un esame medico provi la presenza di sperma nell’ano dell’accusato (sic!). Gli attivisti gay e per la tutela dei diritti umani che nei giorni scorsi si erano recati a Lucknow avevano verificato che non era stato condotto nessun esame di questo genere. "Ora — concludono gli attivisti di GayBombay — dobbiamo occuparci in maniera più generale del perché possano accadere fatti come questi".


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