A colloquio con… Lorenza Tizzi

  

Dal 2005 Lorenza Tizzi è la prima componente lesbica della segreteria nazionale Arcigay in qualità di Responsabile pari opportunità (dopo il 1996, anno della separazione in Arcigay e Arcilesbica).

Dal maggio 2007 è Responsabile della Rete Donne Arcigay. Appena entrata in Consiglio nazionale, ha contribuito all’organizzazione della prima manifestazione a sostegno del Pacs, il Kiss to Pacs, di cui ha ideato la formula. 1700 coppie si baciarono a Roma, in piazza Farnese, per introdurre il riconoscimento delle coppie di fatto nella nostra legislazione. «Sarei tutt’ora una convinta sostenitrice del Pacs se non fosse scomparso dalla faccia della terra», dice amareggiata.

Ha 35 anni Lorenza, è nata sul confine tra la Lombardia (dove vive, a Viadana, provincia di Mantova) e l’Emilia Romagna (dove lavora, a Parma). «Il mio compito in Arcigay — spiega — è stato fin dall’inizio quello di valorizzare la presenza lesbica ad ogni livello dell’associazione, monitorare la comunicazione affinché non fosse escludente della componente femminile, promuovere progetti dedicati alle donne».

A questo si è aggiunta la necessità, sancita dal Congresso Arcigay del maggio 2007, di costituire una vera e propria Rete delle donne di Arcigay.

L’obiettivo è non disperdere il prezioso apporto delle sempre più numerose lesbiche che si avvicinano – o sono già attive – nei comitati Arcigay presenti sul territorio nazionale.

Ci sono stati in passato tentativi di costruire qualcosa del genere?

Arcigay Donna prima del 1996 e poi Arcilesbica, all’interno di Arcigay. Invece nella nuova riorganizzazione di Arcigay sono state formalmente costituite due aree tematiche: la Rete dei Giovani e la Rete delle Donne.

Quante donne fanno parte di Arcigay oggi?

Siamo circa il 13% del totale degli iscritti e il 20% del totale dei presidenti, o vice, di comitati Arcigay. In più della metà dei comitati c’è almeno una donna nel direttivo. Le giovani volontarie si riconoscono in Arcigay in quanto associazione mista piuttosto che in Arcilesbica e, ancor meno, nelle associazioni separatiste.

Quali sono le ragioni di questa scelta?

Stiamo lavorando all’organizzazione di un primo meeting [che si è tenuto a Perugia l’8-9 settembre scorsi] anche per approfondire queste ragioni. Le occasioni di incontro ufficiali (congressi, consigli nazionali, manifestazioni…) e il gruppo di discussione “donnearcigay” su yahoo – donnearcigay-subscribe@yahoogroups.com sono per ora strumenti parziali per comprendere la nostra specificità nell’associazione.

Qual è attualmente il rapporto di Arcigay con i movimenti femminili?

Arcigay ha costruito alleanze proficue e mantenuto un dialogo costante con buona parte delle realtà femminili. Ma si ha la sensazione, talvolta, di incontrare resistenze da parte di alcuni gruppi che non comprendono quanto siano connesse le battaglie per i diritti lgbt e i diritti delle donne. Il rapporto con Arcilesbica recentemente è tornato a consolidarsi grazie alla frequente convergenza sulla linea politica.

Parlaci un po’ di te… Quando hai deciso di impegnarti attivamente in Arcigay?

Nel 2002 insieme ad Emy, la mia compagna, decisi di ridare vita al circolo Arcigay di Cremona: era il 23 marzo e nel pullman di ritorno dalla manifestazione di Roma in difesa dell’art. 18 eravamo stremate ma piene d’entusiasmo. Il giorno dopo contattammo l’Arcigay nazionale. Partimmo dalle nostre amicizie per rifondare il circolo Arcigay “La Rocca” [www.arcigaycremona.it] – di cui più tardi sarei diventata presidente – nonostante fino a 30 anni non avessi avuto alcun interesse né verso la politica né verso l’associazionismo lgbt.

Poi cosa è successo? Cosa ti ha fatto cambiare idea?

Nel 2001, dopo il World Pride del 2000, Berlusconi tornava al Governo, si compiva a Genova il massacro nei giorni del G8, crollavano le Torri Gemelle. Decisi di non restare spettatrice passiva davanti alle ingiustizie. Avevo preso coscienza che non si può lasciare la politica in mano ai partiti – troppo vicini ad interessi “particolari” – ma che chiunque poteva contribuire a determinarla riappropriandosi del proprio diritto/dovere di manifestare.

Perché hai scelto Arcigay e non Arcilesbica per la tua militanza?

Perché ne condivido la linea politica. Quando abbiamo partecipato la prima volta ad un Consiglio nazionale, Emy ed io eravamo le uniche due donne presenti. Siamo state accolte con tale calore da non sentirci fuori luogo. Col tempo, molte altre si sono aggiunte a noi…

Sei in coppia con Emy da 6 anni: cosa significa per voi visibilità di coppia?

Emy ed io conviviamo anche da 3 anni sotto lo stesso tetto. Abbiamo scelto insieme Arcigay, quindi per noi è naturale la militanza di coppia, pur non essendone intrappolate. Fatichiamo a dividere l’impegno “politico” dalla vita di tutti i giorni: uno fa parte dell’altra e la nostra militanza inizia proprio dalla quotidianità. Attraverso la stampa abbiamo sostenuto apertamente, come coppia, la proposta di istituire il registro delle unioni civili nel nostro comune di residenza; abbiamo “pubblicizzato” la nostra simbolica iscrizione allo stesso il 28 giugno scorso per celebrare “San Stonewall” ed il nostro sesto anniversario. Per noi visibilità di coppia significa rispettare i nostri sentimenti e fare in modo che vengano rispettati. Siamo ferme sostenitrici degli effetti benefici del coming out (non a tutti i costi, però!). Molti ci dicono che siamo fortunate. È vero, ma questa fortuna ce la siamo in parte costruita.

Pasquale Quaranta
www.p40.it


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