Arrivano i Nuovi Diritti in Emilia Romagna

  

Da "La Repubblica" del 31.10.03 di Michele Smargiassi
LA CURIOSIT’
Gay? No, nel dizionario della Cgil si dice Glbt

"Come ha appena detto la compagna transgender…". I delegati di fabbrica dovranno farci ‘abitudine. Studiare, stare attenti a non sbagliare. Per fortuna, il glossario delle "parole sessualmente corrette" da ieri in vigore nella Cgil emiliana conta solo una ventina di voci, perch’ ricordare il suono e il senso di sigle misteriose come "Glbt" o definizioni scientifiche come "disforia di genere" non ‘ uno scherzo.

Ma ‘ha da fare. Il "politicamente corretto" lo esige. "Usare le parole giuste vuol dire parlare bene e pensare meglio", sostiene Fausto Viviani, appena nominato responsabile del’"Ufficio coordinamento per i nuovi diritti" della Cgil regionale. Uno sportello a difesa dei diritti (sacrosanti) dei lavoratori con orientamento sessuale "diverso" contro discriminazioni e pregiudizi. Cominciando da quelli annidati proprio dentro la cultura sindacale, che manifesta ancora, sul’argomento sesso, una preoccupante "tendenza alla barzelletta", riconosce la dirigente nazionale Gigliola Toniollo. Quindi, primo impegno del’ufficio: un dizionario. Il cui rispetto ‘ caldamente consigliato a dirigenti e funzionari delle camere del lavoro. Ma che verr’ presto insegnato anche ai delegati aziendali nei corsi ‘aggiornamento, e infine suggerito a tutti i lavoratori attraverso opuscoli da distribuire in fabbriche e uffici.

Come la prenderanno in fabbrica, non ‘ prevedibile. Non sono lontani i tempi in cui Mario Mieli, pioniere del’orgoglio gay, si presentava davanti al’Alfa di Arese in tutina bianca e tacchi a spillo scatenando i commenti irripetibili dei metalmeccanici. Eppure ‘ dalle parole che comincia sempre il mobbing, la persecuzione di superiori e colleghi che costringe tanti omosessuali a licenziarsi. Dunque, disarmare le parole. Alla compilazione del glossario hanno provveduto Arcigay, Arcilesbica e Movimento identit’ transessuali. Cercando di non esagerare, "anche se si poteva farne un libro", rimpiange Marcella Di Folco, presidente del Mit. Ma anche cos’, in versione scheletrica, ci sar’ da faticare. Su omo-, etero- e bisessuale non ci sono problemi, cos’ come su gay e gesbica, che non fanno pi’ arrossire. Per comprendere coming out, la dichiarazione pubblica di omosessualit’, bisogna sapere un p’ ‘inglese. Ma se si va sulle sigle ‘esercizio della correttezza lessicale diventa arduo. Glbt, se riuscite a dirlo senza inciampare, sta per "Gay, Lesbica, Bisessuale, Transgender" ed ‘ ‘unica maniera "giusta" per definire tutte le identit’ sessuali "diverse", da usare al posto di omosessuale che, per esempio, esclude i transessuali.
Fermi: non si dice pi’ neanche transessuale. Perch’? "Fa riferimento solo alla sfera erotica", spiega Di Folco, "e non al’identit’ di genere che ‘ ben di pi’". Si dice transgender, altro anglicismo, ma di meglio non ”. Ma transgender come? ” il mtf, "Maschile transazionato femminile", e il suo viceversa ftm, fare attenzione. Il diavolo politicamente scorretto si nasconde anche negli articoli: il o la transessuale? Dipende dal’identit’ scelta, non da quella di partenza. Comunque, osserva Toniollo, "dire il trasessuale Lorena ‘ u’offesa alla grammatica prima che alla persona".

Da "Il Resto del Carlino" del 31.10.03
Gay, lesbiche e trans: li difende la Cgil

BOLOGNA – Un ufficio sui "nuovi diritti" a tutela di gay, lesbiche e transessuali contro mobbing e discriminazioni sul posto di lavoro. ‘ stato varato ieri a Bologna dalla Cgil Emilia-Romagna, Arcigay, Arcilesbica e Mit (Movimento identità transessuali). La neo struttura ha gi’ un programma di lavoro e un primo atto concreto: un glossario delle "parole corrette" relative alla sessualit’, che verr’ diffuso nei luoghi di lavoro. Il glossario rientra nella campagna di informazione e formazione su diversit’, diritti, discriminazioni e mobbing.

Da "Il Domani di Bologna" del 31.10.03 di Luca Sancini

Il vocabolario antidiscriminazione
Le giuste parole
Alleanza tra Cgil, Mit, Arcigay e Arcilesbica

Prima di tutto usare le parole corrette. Che anche da lì passa un aspetto della tolleranza verso gli altri, nel modo di pensare e quindi di parlare senza offendere o irritare. E allora c’è ancora bisogno di un glossario relativo all’orientamento sessuale e l’identità di genere, una lista cioè delle "parole giuste" perchè si affronti l’argomento dei diritti dei lavoratori gay, lesbiche e transessuali, con maggior consapevolezza da parte di tutti, ma in particolar modo di funzionari e delegati sindacali che sempre maggiormente vengono investiti di problemi relativi a discriminazioni sul lavoro, legate alle tendenze e ai comportamenti sessuali.

A tutto ciò la Cgil regionale, forte già di un protocollo d’intesa siglato nel 2001 con Arcigay, Arcilesbica e Movimento Identità Transessuale, risponde con la diffusione del glossario nei luoghi di lavoro e con il lancio dell’Ufficio coordinamento "nuovi diritti". Servirà a promuovere e coordinare le attività di servizio e tutela per quanti intenderanno denunciare casi di mobbing. Al servizio quindi di una nuova, o per meglio dire nascosta, classe di discriminati per orientamento sessuale perchè se il diritto di cambiare sesso è legale in Italia, l’ approccio della cittadinanza è ancora di rifiuto, come hanno spiegato i rappresentanti del Mit, Marcella Di Folco, di Arcilesbica,
Nera Gavina, e di Arcigay, Sandro Mattioli, ieri al termine di un convegno organizzato alla Camera del lavoro.

«È un’iniziativa nell’ambito della strategia della Cgil con la sua battaglia per i diritti di tutti – ha detto Fausto Viviani della Cgil regionale – Con l’obiettivo di dare possibilità a chi, discriminato, chiede tutela».
Viviani ha pure sottolineato che le nuove norme in materia di mercato del lavoro, pregiudicano ancora di più la condizione di alcuni soggetti, con il rischio che sempre meno emergano certe problematiche. «Se al lavoro ci si deve ancora nascondere, si fa un salto indietro di 30 anni» ha detto ancora Viviani. Marcella Di Folco, storica leader del Mit, ha sottolineato le difficoltà dei transessuali sui posti di lavoro, anche «per l’impatto a livello visivo più violento», ma che pur essendo garantiti da leggi dello stato come per la possibilità di cambiare sesso, hanno ancora seri problemi in ambito lavorativo. Come la transessuale, più corretto dire la transgenderica per riferirsi all’identità di genere e non all’identità sessuale, che chiede come possa andare al lavoro vestita da donna, visto che si sente tale ma le
viene negato. O i problemi che hanno portato una ragazza a licenziarsi da una ditta, dopo che il caporeparto aveva raccolto nel cestino il biglietto, scritto e poi gettato, rivolto alla donna con cui aveva una relazione.

Il nuovo servizio per la tutela dei "nuovi diritti" funziona per appuntamento telefonando allo 051.6987177. Il martedì dalle 15 alle 18 risponde direttamente, negli altri giorni è attiva una segreteria telefonica.


In merito al convegno "La CGIL per le diversit’ e i diritti", che si ‘ tenuto a Bologna gioved’ 30 ottobre u.s. credo che qualche chiarimento sia utile, viste le notizie confuse che sono apparse su alcuni quotidiani di oggi.

Il convegno della CGIL regionale non ‘ servito a presentare un glossario di termini "giusti", anche se ha sicuramente attratto ‘attenzione dei giornalisti presenti ma evidentemente distratti, bens’ a sancire la nascita nel’Ufficio Nuovi Diritti di CGIL Emilia Romagna. Non si tratta di un ufficio aperto al pubblico, il suo compito non ‘ quello di accogliere gay, lesbiche e trans discriminati. Questo ufficio avr’ funzioni di promozione e coordinamento degli sportelli Nuovi Diritti che stanno per nascere presso le Camere del Lavoro delle varie citt’ della nostra regione, si occuper’ di favorire una corretta formazione degli operatori. Al convegno Raffaele Lelleri, sociologo formatore vicino ad Arcigay, ha infatti presentato un pacchetto formativo mirato ai funzionari e ai delegati sindacali delle varie province regionali, pensato appositamente per far si che i delegati sappiano riconoscere quel particolare tipo di discriminazione e sappiano arginarlo. Il primo sportello aperto al pubblico a partire, sar’ quello della Camera del Lavoro di Bologna che, attraverso il sistema dei servizi, sta per attivare uno sportello per la tutela dei nuovi diritti. Il servizio ‘ mirato a gay, lesbiche e transessuali e vi si accede per appuntamento telefonando al numero 051-6987177 il martedì dalle 15 alle 18. Negli altri giorni ‘ attiva una segreteria telefonica e, lasciando il proprio recapito telefonico, si viene richiamati appena possibile. Ovviamente lo sportello bolognese lavorer’ in stretto contatto con Arcigay, Arcilesbica e MIT.

Sandro Mattioli
Arcigay Il Cassero – Bologna


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