Il senso del decoro del Centrosinistra

  
Bertrand Delanoe, Sindaco di Parigi

Puntuale ogni anno, arriva agli organizzatori dei gay pride la richiesta, da parte di esponenti del centro sinistra, in particolare della Margherita, di adoperarsi affinché il corteo non offenda il comune senso del pudore, del decoro.

Questa richiesta, cui purtroppo non rimangano insensibili anche molti gay che si accodano al coro dei puritani del 2000, è davvero ridicola se non fosse che viene pronunciata nelle più importanti stanze del potere cittadino o nazionale.

La parte politica che in teoria dovrebbe essere più sensibile alle nostre istanze, non trova mai di meglio, per segnare con caparbietà distanze e distinguo, di attaccarsi al decoro, sentimento di cui dovrebbe far miglior uso in molte altre circostanze.

Il gay pride è di per se l’affermazione di una orgogliosa ostentazione della libertà personale e collettiva, conquistata dopo millenni di oppressione e clandestinità, quindi, ai nostri benpensanti bisogna rispondere con fermezza: se proprio non ce la fanno a guardare, volgano lo sguardo da un’altra parte!

E per rincarare la dose diremo con schiettezza, che il richiamo al decoro è di per se una insolenza, visto lo spettacolo a cui ci hanno abituato tanti e tante esponenti del centro sinistra. Ci sono quelli e quelle che non perdono occasione per offendere, dileggiare, discriminare le persone omosessuali e, peggio, ci sono tante e tanti che a questi indegni attacchi rispondono con il silenzio.

Ma non importa. Quello che davvero preme è prendersela in modo pregiudiziale con una sfilata dove sono presenti carri colorati, ragazzi e ragazze in maglietta, transgender, travestite con stupendi costumi, ecc.

Quel comune senso del pudore, che impone il completo e la cravatta o il tailleur, per consumare le peggiori nefandezze dentro le mura di casa, nelle aule parlamentari, o lontani da occhi indiscreti nei privè di lusso.

E’ il trionfo della politica dell’ipocrisia moralista, che va a braccetto con la gerontocrazia ecclesiastica talmente ossessionata dal corpo da infagottarlo nelle lunghe sottane merlettate.

Come cittadini lgbt dobbiamo ascoltare increduli le prese di distanza dei vari candidati sindaci e vice sindaci delle grandi città italiane: da chi non vuole che il gay pride sfili nel centro cittadino a chi pensa che il registro delle unioni civili non sia tema importante, a chi semplicemente evita il discorso rimandando tutto alle scelte politiche in sede nazionale.

C’è poi da segnalare che questi campioni della solidarietà e dell’accoglienza verso le pluralità, organizzano spesso convegni con i sindaci delle più grandi città europee, che a differenza loro, sfilano alla testa degli enormi gay pride di Parigi, Londra, Berlino, Barcellona, e così via.

Ascoltano rapiti come questi primi cittadini hanno dato un’impronta libertaria e aperta alle loro metropoli e, appena il loro vescovo- conte lì rimbrotta severamente, abbassano lo sguardo contriti e colgono l’occasione per purificarsi partecipando al primo ritiro spirituale o processione utile.

D’altronde la viltà non è una colpa grave, si può espiare, dopo un iniziale rossore sul volto, con tre Pater Nostro e due Ave Maria.


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