Da "Il Mattino" del 25.07.03
L’Arcigay tuona contro il sindaco: ghettizza gli omosessuali
BATTIPAGLIA. Si infiamma ancor di più la polemica che vede la Piana del Sele sott’accusa per dichiarazioni offensive e discriminanti nei confronti dei gay.
Il polverone è scoppiato, si ricorda, ad Eboli quando la giornata di studi organizzata dal centro culturale studi storici e dalla rivista «Il saggio» si trasformò, dopo un’improvvisata ed estemporanea appendice sul tema dell’omosessualità, in una ridda di insulti contro il giornalista Pasquale Quaranta.
Salerno
Ed ecco il nuovo «caso» sollevato dal messaggio di solidarietà inviato dal sindaco di Battipaglia, Alfredo Liguori. Il suo scritto, infatti, è stato fortemente criticato dal Presidente nazionale Arcigay Sergio Lo Giudice. «Sono sconcertato dalle dichiarazioni del sindaco di Battipaglia sul caso Quaranta – commenta – Che il sindaco consideri un “disagio sociale“ la visibilità delle persone omosessuali è un grave segno di arretratezza culturale. Che alle sue parole facciano eco quelle analoghe del leader del centrosinistra desta serie preoccupazioni. Mentre l’Unione europea impone agli stati membri di combattere le discriminazioni contro gay e lesbiche, una classe politica disinformata e bigotta mantiene Battipaglia ancorata agli anni Cinquanta».
E non finisce qui. Anche il centro studi teologici della Cei tuona contro questo messaggio di solidarietà «pieno di luoghi comuni lesivi della dignità degli omosessuali». «È un discorso vergognoso – si legge nel comunicato stampa a firma del presidente del centro Giovanni Felice Mapelli – quando si parla di diritti dei gay si tirano in ballo con pretesti le questioni della pubblica decenza e degli atti osceni in luogo pubblico che sono discussioni non attinenti al tema in questione, ma fuorvianti il problema di cui si discute». Liguori si difende: «Non pensavo proprio di sollevare un tale polverone. Non era assolutamente nel mio intento ghettizzare o discriminare gli omosessuali verso i quali nutro il massimo rispetto».
Ecco la testimonianza del Presidente nazionale Arcigay Lo Giudice come risposta al’episodio di omofobia raccontato da Quaranta
22.07.03
“"If you're a faggot, you have to hide." This, in short, is the refined political analysis of two representatives of Salerno's intelligentsia, the director of the Eboli Cultural Center for Historical Studies and the editor of the cultural monthly "Il Saggio.".
Michele Bellomo e il BariPride, ‘altra faccia del Sud
The South has a short shadow; it exposes its contradictions to the midday sun and lets them explode, because shadows are short-lived. This year, one of the most beautiful civil rights demonstrations ever held in our country, the Bari Gay Pride, took place in the South. In Salerno, Caserta, and Naples, the gay movement is experiencing a new phase of visibility and activism. In the South, a young professional like Pasquale Quaranta, the target of the sniping of two local matre à penser, can courageously decide to come out as gay and, as they say, "open the debate.".
Good: let the debate not end. Let us continue to question why two self-styled intellectuals can be so sadly imbued with archaic prejudices and so obtusely deaf to the arguments of the other. And whether culture, the quintessential forum for dialectical debate and transformation, should not take on the responsibility, here and now, of understanding how much consensus the positions of the two homophobes from Eboli still have and what antibodies should be circulated to defend plurality and increase the willingness to understand.
Sergio Lo Giudice
National President of Arcigay
Ecco la testimonianza diretta di Pasquale Quaranta, socio fondatore dell’Associazione di Cultura Omosessuale “Federico Garcia Lorca” di Salerno, nonché addetto stampa
Il Centro Culturale Studi Storici di Eboli (Salerno) e il mensile di cultura “Il Saggio” discriminano un giovane omosessuale campano. Un gravissimo episodio di omofobia ai danni di Pasquale Quaranta, ventenne attivista gay
Salerno, 21 luglio 2003
Ho aspettato un po’ di tempo per essere più sereno e osservare l’accaduto con meno rancore: un episodio di omofobia che mi ha coinvolto personalmente il 05 luglio, alle ore 19:00, in occasione della presentazione dell’Antologia “Versi diversi 4” (alla quale ho partecipato come autore) edita dal Centro Culturale Studi Storici di Eboli (Sa). Ho ascoltato i consigli di amiche e amici, c’è chi mi ha consigliato di non espormi troppo, ma non posso tacere su quanto è successo. Sarebbe un controsenso per gli impegni che mi stanno a cuore.
Arrivo in serata davanti alla Chiesa di Santa Maria ad Intra, situata nella zona cosiddetta “vecchia” di Eboli, in via Castello. Ad attendermi Mario Festa e Cosimo Clemente, curatori del testo, Giuseppe Barra, direttore del centro culturale e Geremia Paraggio, direttore del mensile di cultura “Il Saggio” che organizza la manifestazione.
Saluto i presenti e sono prontamente richiamato, in modo scherzoso, da Barra che esclama, ridendo: “Pasquà ma che pezzo hai inviato, ‘su chillu prevt ca è asciuto pazz?”.
Avevo proposto, in maggio, di pubblicare sul mensile un’intervista a don Franco Barbero, presbitero della Comunità Cristiana di Base di Pinerolo (To). Durante il colloquio, don Franco aveva parlato anche di omosessualità, ed è ben nota la sua posizione nei confronti di lesbiche e gay, per una teologia di liberazione.
Ad un tratto sento Barra rivolgersi a Paraggio esclamando, in pubblico, davanti ad un gruppetto di persone intervenute: “È un prete che difende.. i pedofili.. no.. hmm.. come si chiamano, chill ca stann da chell’ata sponda..”. “I’ ricchiun’!” — incalza Paraggio, ridendo.
Fa seguito una barzelletta di pessimo gusto su “i ricchiun’” quando, infine, Paraggio termina il suo elegante intervento con “.. sì, ma semp’ ricchiun’ sò”.
A questo punto mi avvicino ai due e dico:“Scusate, ma non vi permetto di parlare in questo modo! Sono gay e, con queste frasi, mi state offendendo, come omosessuale e come collaboratore!”. Attimi di silenzio.
– Paraggio prontamente:“E perché l’ostenti?”
– Io:“Perché offendete! Vi sembra giusto parlare in questi termini di omosessualità?” e inizia il dibattito. Alcune persone si avvicinano, altre restano poco distanti ma ben attente allo scambio di battute.
– Paraggio: “Io non capisco che necessità hanno gli uomini di vestirsi da femmina, col trucco..”.
– E io: “Innanzitutto facciamo una distinzione tra omosessualità, travestitismo e transessualismo, non so lei cosa vuol dire. Parla senza conoscere queste realtà”.
– Paraggio:“Io dico che non ha senso andare a sbandierare che uno è gay, una volta mi sono trovato in una sfilata del genere…che schifezze! Che senso ha?! Pensi che io vada con uno striscione a dire:‘Sono eterosessuale’, che senso avrebbe?”.
– Io: “Nessun senso, infatti. Alle persone eterosessuali tutto è dato. Esse godono di qualsiasi diritto. Noi gay no e dobbiamo guadagnarceli”.
– Paraggio: “Ma vatti a sposare in Olanda!”
– Io: “E perché dovrei, scusi?”.
“I ricchioni..” — sento borbottare..
– Io: “E la smetta di parlare così!”.
– Paraggio: “No, io parlo e ti chiamo ‘ricchione’, devi tenertelo se ti esponi così!”
– Io: “Ma se sono fatto così perché lei non deve rispettarmi?”
– Paraggio: “Se tutti fossero come te il mondo finirebbe. È contro natura!”
– Io: “Premetto che sono credente, le dico che per me è contro natura andare con una ragazza!”.
“Ma trovati una bella ragazza, fammi il piacere!” — incalza Geremia.
– Io: “Senta direttore, lei non deve parlare così. Dovrebbe imparare ad ascoltare gli altri, senza questa arroganza. Lei è chiuso al dialogo, è un muro contro muro, si rende conto? Per lei un ragazzo che si scopre gay dovrebbe starsene zitto e ridere alla sue battute”.
“Certo! — continua Paraggio — e deve starsene da solo!”
E io: “Ma come da solo? Sa quanti gay sono angosciati dalla propria omosessualità e non si accettano? C’è chi si toglie la vita per questo motivo! E lei vorrebbe lasciarli nel proprio dolore soli?”.
– Paraggio:“Sì, non c’è bisogno di ostentare, i gay se ne possono stare per i fatti loro, e che non diano fastidio! Guarda Pasolini e vedi dove è arrivato. Non ti fa onore parlare da gay, così”.
Fin qui ricordo tutte le battute, chiaramente. Per strada, al ritorno, dopo aver lasciato anzi tempo la manifestazione, quelle frasi giravano incessantemente nella mia mente. E ora mi ritrovo ad averle tutte scritte in memoria, a distanza di settimane!
Inutile dirvi che per “Il Saggio”, mensile di cultura, ritengo opportuno terminare la mia collaborazione. Allo stesso tempo non desidero far parte del Centro Culturale Studi Storici di Eboli. Ho potuto constatare, sulla mia pelle, la volgarità, l’arroganza e l’ignoranza dei direttori che, di fronte ad un’esperienza di vita diversa dalla propria, non sanno sostenere un dialogo e, naturalmente, non pubblicano alcuni articoli contribuendo all’oscurantismo dei media sulla tematica omosessuale.
A mio avviso il direttore di una testata che ha l’ardire di denominarsi “Il Saggio” avrebbe dovuto saper ascoltare e parlare serenamente su questi temi. Dolorosamente prendo atto di questa triste realtà e prendo le dovute distanze da una persona irrispettosa e da una linea editoriale che, dello spirito cristiano di cui si fa portavoce in molti scritti, rivela al vertice grandi ipocrisie.
“Alla sera della vita saremo giudicati sull’amore”, non dalle parole grondanti di pregiudizi che ho ricevuto dai miei ex-direttori. Si è cristiani nella vita di tutti i giorni, non dagli articoli che si pubblicano su un giornale, una volta al mese.
E pensare che per diversi numeri de “Il Saggio” ho curato una rubrica di galateo e bon ton (cfr. “Alla ricerca di Monsignor Della Casa”): articoli sulle “buone maniere”che suscitarono ben presto l’ammirazione dei miei direttori; ma, a quanto pare, non hanno saputo farne tesoro.
È chiaro e ce lo diciamo spesso: “quel che conta è l’apparire, non l’essere”.
Pasquale Quaranta, giornalista