Di simboli e bandiere: il Cassero LGBTQIA+ Center interviene sulla questione della bandiera palestinese in Comune
Da qualche giorno a Palazzo d’Accursio sventola una bandiera palestinese. Le finestre del palazzo comunale di Bologna hanno dato spesso spazio a campagne sociali e simboli politici, e conosciamo bene sia i limiti sia l’importanza di questi gesti istituzionali, e pensiamo che sia importante che anche le istituzioni bolognesi abbiano deciso di schierarsi contro il genocidio del popolo palestinese portato avanti da Israele. Non siamo d’accordo tuttavia con l’idea che vada esposta la bandiera di Israele accanto a quella palestinese, perché questo darebbe un’interpretazione colpevolmente miope della dinamica di oppressione e violenza storica ai danni dei/lle palestinesi.
Di bandiere della Palestina, a Bologna, ce ne sono molte. I giovani palestinesi organizzano da mesi manifestazioni sempre più partecipate per la Palestina e solo una settimana fa hanno bloccato il traffico ferroviario in un’azione di boicottaggio che è stata ripresa anche da AlJazeera
Lə studentə dell’Unibo sono statə lə primə in Italia a dar vita a un acampada per la Palestina, e anche la comunità queer bolognese si è posizionata chiaramente contro il genocidio del popolo palestinese. L’ultima assemblea pubblica del Rivolta Pride si è tenuta proprio al rettorato, in supporto all’acampada. Sempre all’acampada è statə anche Judith Butler, per dire molto chiaramente che “non c’è politica queer senza una critica radicale dell’occupazione e del sionismo”.
Come Cassero LGBTQIA+ abbiamo preso parte alle piazze per la Palestina fin dal 22 ottobre, abbiamo attraversato i cortei insieme alla rete Queers 4 Palestine, abbiamo partecipato ad organizzare le proiezioni del Festival internazionale “Queer Cinema for Palestine: no pride in Genocide” a Bologna e abbiamo aderito al Comitato Bologna per la Palestina. Fin dal 7 ottobre ci siamo espressə pubblicamente e chiaramente più volte per ribadire il nostro impegno attivo contro il colonialismo sionista che, da 76 anni, pratica e persegue un disegno di pulizia etnica ai danni delle e dei palestinesi.
Eppure la nostra voce, come quella di tutto il posizionamento queer per la Palestina, continua a non trovare spazio sui giornali e nel dibattito pubblico. Al contrario, continuano ad emergere solo i posizionamenti isolati di persone LGBQTIA+ in difesa di Israele. Il problema non è il fatto che ci siano soggetti LGBTQ con posizionamenti diversi dal nostro: le persone queer, così come quelle etero, hanno tra loro idee e opinioni diverse. Il problema è quello di un discorso pubblico inquinato che ascolta solo quello che vuole sentire.
In una città in cui la comunità queer si è posizionata così chiaramente, forse solo l’impatto culturale del pinkwashing israeliano può spiegare perché a trovare spazio siano ancora solo voci così distanti dalla comunità. Come Cassero LGBTQIA+ center abbiamo una posizione chiara e continueremo a portarla nelle piazze, al fianco dei Giovani Palestinesi e insieme alla rete Queers for Palestine, al Rivolta Pride e al comitato Bologna per la Palestina. Speriamo che prima o poi il posizionamento queer per la Palestina trovi una rappresentazione anche nel dibattito pubblico.
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