Chiesa e gay, si apre il confronto

  

Da "Il Mattino di Padova"


Dopo mesi di silenzio, appena scalfito da dichiarazioni laconiche, la Chiesa di Padova interviene sul Gay Pride e aggiorna il suo decalogo in materia sessuale. Distinzione tra tendenza e comportamenti omosex; condanna di ogni forma di discriminazione; rifiuto del «lassismo», sia omo che eterosessuale, e invito alla castità; riconoscimento del valore civile del Pride purché immune da «ostentazioni e volgarità antireligiose». Questi i punti cruciali della riflessione.

Analisi, proposte e spunti di discussione contenuti in un documento: elaborato dal Coordinamento pastorale cittadino e dalla Comunità francescana del Santo, sarà pubblicato integralmente dalla «Difesa del Popolo» in edicola domani. Pur non impegnando ufficialmente la Diocesi, è stato sottoposto in via preliminare all’arcivescovo Antonio Mattiazzo, che ha espresso sostanziale consenso.
Punto di partenza, la «tendenza» omosessuale: «In se stessa» si legge «riflette un limite e una disarmonia dell’identità sessuale» ma «non è considerata una colpa» perché disgiunta da una libera scelta; viceversa, «i comportamenti sono soggetti al giudizio morale» in quanto riflettono la volontà del soggetto. Così l’erotismo omosessuale è censurato senza appello: perché, «intrinsecamente disordinato», preclude «il dono della vita» e stride rispetto alla «vera complementarietà affettiva e sessuale».
Nulla di inedito rispetto alla tradizione, che riecheggia anche nell’invito alla «castità», indicata a gay e lesbiche quale viatico alla «perfezione cristiana».
Onorata l’ortodossia dottrinaria, il testo affronta la dimensione pastorale riservando, stavolta, qualche novità. Non tanto per l’impegno a contrastare ogni discriminazione, emarginazione e offesa verso i «diversi» – un approccio civile da tempo patrimonio dei cattolici – quanto per l’apertura alla «persona omosessuale», colta nella sua globalità e come tale «da accogliere, rispettare, capire, stimare». Perciò è compito della comunità cristiana «aiutare» gli uomini e le donne omosessuali «a superare eventuali sensi di colpa, evitando ogni giudizio sommario». Niente «rigorismo» allora, perché genera angoscia; ma anche il «lassismo» è da evitare, in quanto – la definizione citata è di Papa Giovanni Paolo II – si rivela «diseducante e illusorio». Dinanzi all’omosessuale che chiede aiuto, quindi, è dovere del pastore cristiano «donare il tesoro più prezioso che è l’amore di Dio».
L’ultimo capitolo del documento ha per sottotitolo «Il PadovaPride» e affronta l’immediata attualità. Dato atto ai movimenti di aver indotto l’opinione pubblica a riflettere sulla condizione omosessuale, denunciando ingiustizie e violazioni dei diritti («Come non ricordare secoli di vere e proprie persecuzioni?») il discorso investe la natura stessa del Pride. Dove «forte carica ideologica, toni e forme esasperate» rischiano di compromettere un sereno confronto, favorendo invece una reazione, altrettanto radicale, di segno ostile. E se «manifestare è un diritto riconosciuto», la Chiesa ritiene inaccettabile alcune rivendicazioni gay – dal matrimonio all’adozione – e stigmatizza le espressioni «provocatorie e insultanti» verso i credenti manifestate, in passato, dalle sfilate dell’orgoglio omosex.
In definitiva, la Chiesa di Padova conferma la volontà al dialogo, testimoniata dall’ampia disponibilità all’accoglienza da parte dei sacerdoti; dall’impegno dei cattolici del Centro universitario; dall’«ospitalità» in una parrocchia cittadina al gruppo degli omosessuali credenti che continua il suo cammino di fede e di ricerca»; dall’attenzione dedicata a più riprese dal settimanale diocesano, la «Difesa» appunto. Altrettanti segnali – annotano coordinamento pastorale e frati del Santo – della «maternità» che impronta l’azione ecclesiale.
E la coincidenza tra giornate gay (4-8 giugno) e "tredicina antoniana", sollevata da più parti in tono polemico? E’ oggetto di un rapido accenno finale, privo di acrimonia ma emblematico di un disagio reale: «Ci dispiace che gli organizzatori del Pride non abbiano voluto tener conto del momento particolare che vive "la città del Santo" in preparazione alla festa di sant’Antonio».
Fin qui il documento, frutto di un ampio dibattito che ha coinvolto per mesi parrocchie, laicato cristiano, teologi e delegati episcopali. Non ha la pretesa di «esaurire» i temi in discussione ma di offrire «semplici spunti» al confronto. Che da qui a sabato 8 giugno – quando 10 mila gay e lesbiche sfileranno lungo le strade del centro – si annuncia, a dir poco, vivace.


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